Yamamoto Tsunetomo, filosofo giapponese conosciuto anche con il nome buddhista Yamamoto Jōchō, sosteneva che “le cose serie vanno affrontate con leggerezza, mentre quelle di poco conto con serietà”. E mai parole furono più azzeccate per offrire ai genitori uno spunto di riflessione su come sintonizzarsi sul canale preferenziale dei figli per accoglierne e contenerne le emozioni prima, durante e dopo la separazione.
In situazioni di particolare difficoltà (e la separazione è certamente tra queste) – quando a farla da padrone sono i pensieri e le preoccupazioni – gli adulti sono reticenti ad affrontare determinati argomenti con i bambini e spesso faticano a trovare le parole giuste per spiegare loro cosa sta accadendo, cosa accadrà e cosa devono o non devono aspettarsi. Tuttavia, per la grande importanza che la comunicazione riveste nella relazione con i figli, è bene che i genitori non si scoraggino o, peggio, rinuncino: le parole di una fiaba, letta o raccontata, possono infatti rivelarsi preziosissime, prendendo il posto di quelle che servono (ma che proprio non riescono a venire!) e creando momenti d’intimità che predispongono all’apertura e al dialogo.
Esistono ormai molti libri per bambini che trattano gli aspetti più disparati della separazione (il momento della comunicazione, l’incontro con i nuovi partner, i giorni con la mamma e con il papà, il senso di colpa, l’arrivo di un fratellino o di una sorellina, ecc.) e che si possono utilizzare in tal senso, magari anticipandone la lettura prima di proporli a loro. Spesso i bambini amano ascoltare più volte la stessa fiaba, perché “attraverso la ripetizione la psiche crea senso con il quotidiano. È come se l’anima chiedesse sempre le stesse storie per essere sicura che qualcosa durerà” (Hillman, 1999).
Meglio ancora, se ne possono inventare di nuove ad hoc, partendo dall’esperienza personale (alcuni dei libri in commercio sono scritti proprio da genitori). Se ci si vuole cimentare su tale terreno, è però consigliabile non essere troppo espliciti nell’affrontare i temi che stanno a cuore, ricorrendo all’uso di metafore e personaggi di fantasia. Le metafore aggirano le difese cognitive ed entrano direttamente in contatto con gli stati più profondi dell’essere, favorendo il cambiamento inconscio senza razionalizzazione o ricerca di spiegazioni. Spostare su personaggi di fantasia (animaletti parlanti o principi e principesse) le tematiche affettive facilita, invece, il racconto della propria affettività, evitando l’intervento della censura che ne impedirebbe il riconoscimento. Rabbia, paura, vergogna, gelosia e senso di colpa sono sentimenti difficili da gestire e, talvolta, perfino da identificare. Vederli prendere forma può quindi costituire un notevole beneficio. Ascoltare storie che riguardano altri aiuta inoltre i bambini a rielaborare la propria e ad attribuirle significati nuovi e più comprensibili.
Le fiabe devono trasmettere un messaggio positivo, senza però alimentare false speranze. Per esempio, devono sottolineare che eterno è l’amore per i figli (ma non sempre quello tra i genitori), che nella vita le difficoltà sono inevitabili (ma anche superabili) e che ogni cambiamento, anche quello più complesso, regala nuove opportunità. La loro funzione è quella di aiutare i bambini a dare voce a ciò che in genere è vissuto come “indicibile”, e quindi spaventoso, restituendo così alla crisi la sua profonda potenzialità di trasformazione.

