Una sfida chiamata “famiglia ricomposta”

Una sfida chiamata "famiglia ricomposta"

Quando si realizza un progetto di coppia, si crede che sarà per sempre. Anche chi ha già avuto esperienze precedenti, spentesi nel tempo, crede ogni volta che quella nuova sarà diversa. E allora è facile immaginare quanto più forte sia l’aspettativa, quando la coppia diventa famiglia.

Il nostro retaggio culturale ha grande influenza sul nostro modo di pensare e, rispetto al concetto di famiglia, non manca mai di ricordarci che il modello tradizionale è quello nucleare. Diversamente da quanto accade altrove, ci siamo quindi abituati a pensare che la famiglia “normale” sia una e una soltanto, ovvero quella costituita da un uomo e una donna con figli nati dalla stessa unione. Ciò significa che nell’arco di un’intera vita abbiamo un’unica possibilità per realizzarla; chi sbaglia, paga. In altre parole, mentre il progetto di coppia può essere sperimentato nuovamente con un’altra persona, per quello familiare ciò non può più accadere. La nuova unione, costituita dopo una separazione con figli, non potrà mai rappresentare il modello di famiglia tanto ambito, neppure concependone altri. Tale unione darebbe vita a una famiglia ricomposta, condizionata dagli stereotipi e dai pregiudizi non solo delle persone che vi gravitano attorno, ma anche di coloro che la vivono in prima persona. Nessuna famiglia successiva alla separazione potrebbe mai cancellare la delusione di non aver realizzato quella ideale, anzi riproporrebbe la quotidiana rappresentazione del naufragio di tale progetto e quello nuovo non potrebbe che essere un palliativo: fratelli figli di genitori diversi, i figli del marito della mamma o della moglie del papà, tutti a convivere sotto lo stesso tetto, almeno per qualche giorno a settimana.

Ma sono veramente i figli a soffrire di un’organizzazione familiare differente da quella nucleare? O sono piuttosto i genitori a viverla con difficoltà, intrappolati dalle loro aspettative, dalle loro delusioni e dai loro sentimenti di fallimento?

I bambini hanno tutta un’altra storia rispetto alla loro mamma e al loro papà. Sono giovani e imparano il senso delle cose strada facendo, vivono la famiglia che i genitori gli propongono e non hanno nel DNA un modello di famiglia “normale”. I figli hanno bisogno di riconoscere nei genitori delle figure interessate a loro, che gli vogliano bene, li accudiscano e siano presenti nel loro percorso di vita e di crescita. Nessun bambino nasce pensando che tutto ciò di cui ha bisogno si trova solo se mamma e papà vivono sotto lo stesso tetto. È la capacità dei genitori di mantenere una buona relazione a fare la differenza.

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Informazioni su Loretta Acquaroli

Psicologa, psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale e mediatrice familiare. Mi occupo di separazione e divorzio a 360 gradi, orientando la mia attività in tre diverse direzioni: la terapia individuale, di coppia e familiare per la gestione delle situazioni conflittuali, la consulenza genitoriale per la valutazione delle difficoltà nel rapporto educativo con i figli o di particolari criticità nella famiglia ricomposta e la consulenza tecnica, materia per la quale sono CTU del Tribunale di Rimini. Da anni conduco inoltre percorsi di mediazione e gruppi per genitori in fase di separazione, separati o divorziati e nonni, lavoro a cui ho affiancato il doppio impegno di responsabile del servizio di mediazione familiare presso i Centri per le Famiglie di Cesena e Santarcangelo di Romagna e di presidente dell'Associazione Sempre Genitori di Riccione.