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Separazione, cosa resta dell'amore…

"Se due persone si separano, vuol dire che non c'è più amore". Quante volte ci è capitato di sentire queste parole? Probabilmente un'infinità. E molto spesso a ragione. È venuto a mancare il sentimento che le aveva unite, sono emerse differenze e incompatibilità caratteriali, si è smarrita la capacità e/o la volontà di comunicare e capirsi. Ma mentre tra partner l'amore può esaurirsi, quello per i figli resta integro. E da parte di entrambi i genitori. Ecco allora che esso diventa una risorsa e in tanti casi può rivelarsi la migliore "arma" per permettere il venire meno dei conflitti, della sofferenza, delle incomprensioni che lo stare insieme produceva e che hanno portato alla separazione. Si dirà che è più facile a dirsi che a farsi. Invece, con la giusta dose di buona volontà e consapevolezza, gli ex partner possono entrare in una nuova dimensione, prima di tutto comunicativa, che diventa un modus vivendi, il cui fine è talmente presente da non essere mai perso di vista. Ma iniziamo dal principio. Al momento della separazione i genitori si trovano spesso nella condizione di non sapere come e quando comunicare la notizia ai figli. Amarli significa da un lato proteggerli, dall'altro parlare, informare e soprattutto spiegare loro cosa sta accadendo per non lasciare dubbi e/o incertezze che il silenzio può inconsapevolmente alimentare. È bene che le informazioni siano il più possibile chiare, semplici e, a seconda dell'età, facilmente comprensibili. Occorre raccontare il cambiamento, rassicurandoli sugli effetti concreti che la separazione avrà sulla loro vita di tutti i giorni e risparmiando loro dettagli tecnici di cui non è necessario (e talvolta neanche opportuno) siano resi partecipi. I bambini hanno la forte necessità (il più delle volte non esplicitata) di essere confortati sul fatto che gli adulti non si stiano separando per colpa loro. Sentirsi responsabili della decisione di questi ultimi spinge generalmente i figli a mettere in atto tutta una serie di comportamenti "adultizzati" finalizzati a far tornare insieme mamma e papà o a non farli litigare più di quanto già non facciano. Un atteggiamento da "bravi bambini" che mette a rischio la regolare crescita emotiva per passaggi evolutivi sani e consoni alla loro età. Ai figli dev'essere ben chiaro che i genitori continueranno ad amarli come prima e senza limiti di tempo. Ogni loro reazione va accolta e compresa. Essere accoglienti e comprensivi non significa tuttavia viziarli o assecondarli sempre perché ci si sente responsabili del loro disagio o del cambiamento che la loro vita sta subendo. Inizialmente il senso di colpa è inevitabile, soprattutto da parte del genitore che ha deciso di porre fine alla relazione di coppia, ma non può e non dev'essere un pretesto per esimersi dal far rispettare regole o dall'imporre limiti. I bambini hanno bisogno di confini che impediscano, vietino, ma che contemporaneamente proteggano. Per esempio è non solo sbagliato, ma anche profondamente ingiusto, lanciarsi critiche e/o offese reciproche tra genitori. Le parole e i comportamenti hanno una grande importanza. I figli non devono trovarsi nella situazione (anche involontariamente creata) di dover "scegliere" da che parte stare o stabilire chi ha ragione e chi ha torto. Ciascuno di loro ha il diritto di sentirsi libero di amare entrambi. Tenendo a mente questi concetti, gli ex partner hanno l'opportunità di canalizzare ciò che resta del loro amore, continuando a prendersi cura dei figli. Se riescono a farlo, mantenendo tra loro una relazione collaborativa, avranno vinto una grande sfida: quella di confermarsi genitori sufficientemente buoni per nutrire quel terreno così fertile e delicato su cui i figli possano sviluppare una crescita psicologicamente ed emotivamente sana.

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