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Separazione, divorzio e TASI

Il debutto della TASI è ormai dietro l'angolo e per separati e divorziati il rischio caos è praticamente una certezza dal momento che, come sempre, le difficoltà di comprensione dei meccanismi di funzionamento dei nuovi tributi si accompagnano alle complicanze direttamente connesse alla peculiarità dello status giuridico. Abbiamo cercato di fare un po' d'ordine con l'aiuto delle FAQ che il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha recentemente pubblicato sul proprio sito a uso e consumo dei contribuenti. COS'È LA TASI La TASI, per esteso Tassa sui Servizi Indivisibili, è l'imposta destinata alla copertura dei costi dei servizi comunali (arredo urbano, illuminazione pubblica, manutenzione delle strade, ecc.). SU COSA SI APPLICA La TASI si applica su tutti gli immobili di proprietà. CHI PAGA Sono obbligati al pagamento della TASI i proprietari di immobili, i titolari di diritti reali di godimento e, a differenza dell'IMU, in parte anche gli inquilini. Ecco i tre casi possibili: se l'immobile è di proprietà o in comproprietà, la tassazione segue le stesse logiche dell'IMU. Di conseguenza, essendo il coniuge assegnatario dell'immobile titolare di un diritto reale di godimento (ovvero quello di abitazione) e quindi soggetto passivo IMU, anche la TASI, indipendentemente dalla quota di proprietà, è a totale carico di quest'ultimo con l'aliquota e le detrazioni eventualmente previste per la prima casa; se l'immobile è in locazione, l'imposta dev'essere calcolata con l'aliquota prevista per gli immobili diversi dalla prima casa e l'importo ottenuto ripartito tra proprietario e locatario (ovvero il coniuge assegnatario dell'immobile) in base alla quota deliberata dal Comune, prevedibilmente compresa tra il 10 e il 30%; se i locali condominiali adibiti a uso comune o utilizzati in regime di multiproprietà sono dotati di rendita catastale, il pagamento della TASI spetta all'amministratore, che si rivarrà poi sui singoli condomini in ragione delle quote di proprietà. COME SI CALCOLA Il punto di partenza per il calcolo della TASI è la rendita catastale dell'immobile, che può essere rilevata dall'atto di acquisto o da una semplice visura catastale online. La rendita dev'essere rivalutata del 5% e moltiplicata per 160. Il risultato costituisce la base imponibile su cui va applicata l'aliquota. Occorre quindi calcolare l'imposta, moltiplicando la base imponibile per l'aliquota deliberata dal proprio Comune e sottraendo al risultato le detrazioni eventualmente previste (prima casa, indice ISEE, figli a carico, soggetti in situazioni di disagio economico e sociale, ecc.). Facciamo un esempio pratico per un immobile con rendita catastale di 500 euro, ubicato a Rimini, adibito a prima casa, di proprietà di un contribuente con tre figli a carico di 15, 16 e 18 anni: calcolo della base imponibile: 500 euro (rendita catastale) x 1,05 (rivalutazione) x 160 (coefficiente) = 84.000 euro; calcolo dell'imposta netta: 84.000 euro x 3,3‰ (aliquota) = 277,20 euro (imposta lorda) – 50 euro (detrazione sulla prima casa) – 30 euro (detrazione per i figli a carico a partire dal terzo di età non superiore a 26 anni residente anagraficamente e dimorante abitualmente nell'immobile adibito a prima casa) = 197,20 euro. DOVE SI PAGA... Il pagamento può essere effettuato mediante modello F24 o bollettino postale: presso qualsiasi ufficio postale; presso qualsiasi sportello bancario; tramite il servizio di home banking fornito dalla propria banca; tramite i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate; tramite un intermediario abilitato. ...E QUANDO La TASI si paga in due rate. La prima il 16 giugno o il 16 ottobre a seconda che le aliquote siano state deliberate entro il 23 maggio o il 10 settembre, la seconda il 16 dicembre. Nei Comuni che non avranno rispettato la finestra di settembre i contribuenti saranno invece chiamati a pagare la TASI entro il 16 dicembre in un'unica rata con l'aliquota base dell'1‰. L'elenco completo e aggiornato delle delibere comunali è disponibile qui.

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