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La sottrazione internazionale di minore

In una società cosmopolita e globalizzante come la nostra, in cui le barriere tra popoli e culture vanno via via indebolendosi, i nuclei familiari sono sempre più caratterizzati dalla diversità nazionale. Così il numero di coppie miste, per esempio quelle composte da un cittadino italiano e uno straniero, è destinato a crescere esponenzialmente e con esso quello dei minori contesi. Va però subito chiarito che, se dopo una separazione è fisiologico il desiderio di cambiare aria, magari facendo ritorno al proprio Paese d'origine, altrettanto non può dirsi del coinvolgimento forzoso del minore nel nuovo progetto di vita del genitore che, quasi sempre, configura un vero e proprio reato: la sottrazione internazionale di minore. Cerchiamo allora di dare dei contorni precisi all'argomento. COS'È LA SOTTRAZIONE INTERNAZIONALE DI MINORE L'espressione "sottrazione internazionale di minore" identifica la situazione in cui un minore viene condotto all'estero o non ricondotto nel Paese di residenza abituale a seguito di un soggiorno all'estero da uno dei genitori senza il consenso dell'altro e/o l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria competente. COME PREVENIRLA Con la premessa che la sola prevenzione possibile per evitare situazioni di conflitto passa attraverso la volontà della coppia di porre al centro di ogni azione intrapresa il benessere e l'interesse del minore, per il genitore italiano può rivelarsi utile: informarsi sulle disposizioni in materia di affidamento e diritto di visita vigenti nel Paese di appartenenza (o residenza) del genitore straniero e, ove possibile, far riconoscere l'eventuale provvedimento di affidamento del minore in proprio favore ottenuto in Italia oppure avviare analoga procedura direttamente in quel Paese; se il minore deve recarsi all'estero, far sottoscrivere al genitore straniero un impegno di rientro in Italia a una data prestabilita; se ha in corso una separazione contenziosa o è in possesso di un provvedimento di affidamento e ha motivo di ritenere che il minore possa essere sottratto dal genitore straniero, chiedere che sia previsto il divieto di espatrio dello stesso senza il proprio esplicito e formale consenso, verificando che il provvedimento risulti iscritto nelle liste di frontiera; accertarsi che il genitore straniero non abbia ottenuto per il minore un passaporto italiano o di altra nazionalità senza il proprio consenso; se non è mai stato contratto matrimonio con il genitore straniero né è mai stato disposto l'affidamento del minore, chiedere l'emissione di un apposito provvedimento che preveda il divieto di espatrio dello stesso senza il proprio esplicito e formale consenso. QUALI SONO GLI STRUMENTI GIURIDICI INTERNAZIONALI VIGENTI IN MATERIA A livello internazionale esistono diversi strumenti giuridici (purtroppo non ratificati da tutti i Paesi) che consentono al genitore vittima della sottrazione di trovare o quantomeno tentare una soluzione all'illecito trasferimento del figlio. Convenzione europea di Lussemburgo del 20 maggio 1980 La convenzione, ratificata dall'Italia con legge n. 64 del 15 gennaio 1994, si fonda sul presupposto dell'esistenza di un provvedimento di affidamento del minore nel Paese in cui quest'ultimo risiede al momento della sottrazione e mira al riconoscimento e all'esecuzione dello stesso nel Paese in cui il minore è stato condotto. Convenzione dell'Aia del 25 ottobre 1980 La convenzione, ratificata dall'Italia con legge n. 64 del 15 gennaio 1994, ha un duplice obiettivo: il rimpatrio del minore e il ripristino dell'esercizio del diritto di visita. Attualmente è l'unico strumento giuridico cogente al quale ricorrere con Paesi non appartenenti all'Unione europea; tuttavia, spesso, non offre garanzie adeguate in ragione della tendenza delle magistrature degli Stati Parte a far prevalere i diritti del proprio cittadino rispetto alla richiesta di rimpatrio del genitore italiano. In ogni caso va ricordato che la convenzione è applicabile solo se: il diritto di affidamento o visita violato è fondato sulla legge o su una decisione giurisdizionale o amministrativa del Paese di residenza abituale del minore prima della sottrazione; il diritto è stato effettivamente esercitato dal genitore che ha subito la sottrazione prima della stessa e non è stato prestato consenso, anche successivo, all'espatrio del minore; il minore non ha ancora raggiunto il sedicesimo anno di età; non è trascorso più di un anno dal momento della sottrazione; dalla restituzione non deriva alcun danno morale e materiale per il minore o il minore non si oppone al rientro. Convenzione ONU di New York del 20 novembre 1989 La convenzione, ratificata dall'Italia con legge n. 176 del 27 maggio 1991, è lo strumento internazionale più completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell'infanzia. Tra questi diritti va segnalato il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni familiari (art. 8), e a intrattenere rapporti personali e diretti con entrambi i genitori (artt. 9 e 10). La convenzione sancisce il principio dell'interesse superiore del minore, obbligando gli Stati Parte ad attuare tutti i provvedimenti necessari per assistere i genitori e le istituzioni nell'adempimento dei loro doveri nei suoi confronti, dalla stessa stabiliti. Convenzione europea di Strasburgo del 25 gennaio 1996 La convenzione, ratificata dall'Italia con legge n. 77 del 20 marzo 2003, promuove i diritti del minore tramite il riconoscimento di diritti processuali che allo stesso si riferiscono. Per agevolare l'esercizio di tali diritti è previsto l'intervento di un rappresentante del minore che, oltre ad agire in suo nome e per suo conto, contribuisce alla formazione di una sua opinione. Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio del 27 novembre 2003 Il regolamento, che istituisce uno spazio comune europeo in materia di diritto di famiglia, in tema di sottrazione internazionale stabilisce l'esecutività automatica delle decisioni emesse dal giudice del Paese di residenza abituale del minore al quale è stata presentata istanza di rimpatrio. Il provvedimento dev'essere emesso entro sei settimane dal ricevimento dell'istanza. Non richiede invece alcuna dichiarazione di esecutività la decisione dell'autorità di uno Stato membro in merito al diritto di visita al minore né è possibile opporsi al riconoscimento dello stesso diritto risultante da un certificato standard. COSA FARE A SOTTRAZIONE AVVENUTA A sottrazione avvenuta il genitore può: contattare il mediatore del Parlamento europeo (60, rue Wiertz/Wiertzstraat 60 - B-1047 Bruxelles/Brussel - Belgium - Tel. +32 (0)2 2843613 - Fax +32 (0)2 2846952 - E-mail mediationchildabduct@europarl.europa.eu) per l'avvio della procedura di mediazione familiare; se il Paese in cui il minore è stato condotto aderisce alla convenzione dell'Aia del 25 ottobre 1980 e/o è destinatario del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio del 27 novembre 2003, rivolgersi all'autorità centrale italiana presso il Ministero della Giustizia (Dipartimento per la Giustizia Minorile - Ufficio II - Via Damiano Chiesa 24 – Roma - Tel. 06 68188331 - Fax 06 68808085 - E-mail autoritacentrali.dgm@giustizia.it) per l'avvio della procedura di rimpatrio o restituzione del minore all'esercizio del diritto di visita; se il Paese in cui il minore è stato condotto non aderisce ad alcuna convenzione o regolamento, informare il Ministero degli Affari Esteri (Direzione Generale per gli Italiani all'Estero e le Politiche Migratorie - Ufficio IV - Piazzale della Farnesina 1 - Roma - Tel. 06 36913900 - Fax 06 36918609 - E-mail dgit4@esteri.it) per attivare le rappresentanze diplomatico-consolari competenti a esperire le necessarie azioni in loco (rappresentazione del caso, dialogo con le autorità locali e visita consolare al minore italiano); recarsi presso gli organi di Polizia, Carabinieri o Procura della Repubblica per sporgere denuncia, tenendo presente che tale strumento non sempre produce effetti positivi ai fini di una restituzione spontanea del minore; ricorrere al tribunale competente: (i) per far valere il diritto di visita, qualora non disponga di un provvedimento di custodia; (ii) per ottenere con procedura urgente l'affidamento esclusivo del minore; (iii) per richiedere la sospensione della potestà genitoriale in capo al genitore che ha commesso il reato di sottrazione.

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