La coordinazione genitoriale

La coordinazione genitoriale, sperimentata negli Stati Uniti fin dagli anni ’80, inizia a prendere piede anche in Italia, grazie alle decisioni di alcuni tribunali (Brescia, Civitavecchia, Milano, Monza, Pavia, Reggio Emilia, Roma e Varese) che con coraggio e capacità innovativa ne hanno via via raccomandato l’utilizzo.

L’elaborazione giurisprudenziale prima e l’introduzione empirica poi, nel nostro Paese, derivano dalla consapevolezza che l’esperienza americana condivide con l’Occidente le problematiche socioculturali proprie dei sistemi in cui viene privilegiato l’affidamento condiviso. L’attuazione pratica di tale regime nel nostro sistema giuridico è spesso caratterizzata da gravi criticità, soprattutto nei casi in cui i genitori non riescono a disfarsi di un fin troppo frequente corredo di fallimento del legame di coppia, fatto di atteggiamenti di contrapposizione, reciproco discredito e svalutazione. Le domande che i genitori presentano al tribunale si collocano spesso in un’ampia sfera di interessi che non può trovare uno spazio di ascolto all’interno dei modelli processuali tradizionali e che si discosta notevolmente dai temi tipici su cui il giudice della separazione è chiamato a esprimersi, con dispendio di energie a vari livelli, con aggravio nella gestione dei processi, principalmente in termini di durata, e non da ultimo con un costante ripetersi di delusione delle aspettative dei genitori.

Nonostante lo sforzo di ogni magistrato nel tenere nella massima considerazione l’aspetto predittivo rispetto al fatto che i suoi provvedimenti siano in futuro concretamente applicabili dai destinatari, non vi è nessuna possibilità di controllo sui comportamenti dei genitori dopo la definizione del processo, nessuna garanzia di riuscire a plasmare il loro reciproco relazionarsi per dirimere il conflitto già emerso o emergente, nessuna occasione realisticamente idonea a dirigere il nucleo familiare verso la protezione dei figli da eventuali danni.

Risulta allora facilmente comprensibile come si debba tendere alla valorizzazione delle capacità di ogni famiglia di rendersi autonoma nei processi decisionali educativi, evitando di investire continuamente le istituzioni della responsabilità di dirimere i conflitti (più o meno importanti) legati alla necessità di gestire rapporti interpersonali connessi alla comune funzione genitoriale. Ed è proprio in tale ottica che va affermandosi il ricorso alla coordinazione genitoriale.

Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

COS’È LA COORDINAZIONE GENITORIALE

Secondo la definizione formulata da AIGES Academy, «la coordinazione genitoriale è uno strumento di risoluzione alternativa delle controversie, focalizzato sul minore, non riservato e non valutativo, gestito con uno stile direttivo, rivolto ai genitori la cui perdurante alta conflittualità costituisce un rischio evolutivo per i figli. L’intervento prevede che per un periodo minimo di sei mesi e massimo di due anni un professionista terzo, adeguatamente formato, imparziale e non neutrale aiuti la coppia – per la quale le altre ADR risultano improponibili, non funzionano o si rivelano scarsamente incisive – a mettere in pratica la bigenitorialità attraverso l’implementazione e il mantenimento delle condizioni stabilite dall’autorità giudiziaria o concordate consensualmente e di quelle maturate durante il processo. Previo consenso dei genitori, il coordinatore genitoriale può formulare raccomandazioni e, nei limiti dell’incarico ricevuto e della normativa vigente, prendere decisioni nell’interesse dei figli».

QUAL È IL SUO OBIETTIVO

L’obiettivo della coordinazione genitoriale è aiutare le coppie nell’attuazione del piano genitoriale, monitorandone l’osservanza e risolvendo tempestivamente le controversie che riguardano i figli, preservando una relazione sicura, sana e significativa con il genitore.

QUANTO DURA

La coordinazione genitoriale dura generalmente dai sei mesi ai due anni.

CHI È IL COORDINATORE GENITORIALE

Il coordinatore genitoriale, terzo adeguatamente formato, è un professionista dell’area legale, psicologica e/o sociale, preferibilmente in possesso della qualifica di mediatore familiare.

QUALI COMPITI HA

Il coordinatore genitoriale persegue l’effettiva realizzazione del nuovo assetto di vita familiare individuato dal giudice nell’interesse del minore, che tipicamente comprende un’ampia serie di compiti gestori concreti, organizzativi e decisionali, tra cui quelli di:

  • formare i genitori rispetto al rischio evolutivo dei figli, istruendoli sui danni che l’alta conflittualità ha già prodotto e/o può ancora produrre;
  • allenare i genitori alla comunicazione efficace e alle tecniche di risoluzione del conflitto;
  • sensibilizzare i genitori sulla necessità di garantire ai figli una corretta bigenitorialità, educandoli al rispetto dei loro diritti e del loro superiore interesse;
  • supportare i genitori nella gestione delle relazioni con i figli, esprimendo raccomandazioni in ambito educativo, formativo ed evolutivo, fornendo indicazioni correttive dei comportamenti disfunzionali rispetto al loro progetto di crescita ed emancipazione e, a talune condizioni, esercitando in loro vece poteri decisionali sulle scelte che li riguardano;
  • stimolare i genitori a rendersi liberi e indipendenti dall’intervento di terzi dotati del potere di incidere sulle scelte inerenti ai figli, aiutandoli a ritrovare autosufficienza e a riappropriarsi del proprio ruolo e delle proprie responsabilità educative.

Il compito del coordinatore genitoriale, così delineato ed evidentemente complesso, si svolge necessariamente in una condizione di riservatezza relativa, di cui ha l’obbligo di informare i genitori. Il professionista avrà infatti necessità non solo di comunicare con loro e con i rispettivi avvocati, ma anche di acquisire le informazioni utili allo svolgimento dell’incarico (documenti riservati, cartelle cliniche, registri scolastici, ecc.).

L’intervento prevede una sinergia assoluta tra coordinatore genitoriale, genitori e avvocati e solo una reale collaborazione tra tutti questi attori può determinare l’avvio di un’interazione virtuosa e di una possibilità di autonomia futura, capace di valorizzare il recupero effettivo della bigenitorialità, troppo spesso sacrificata sull’altare della crisi di coppia.

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Informazioni su Manuela Pagliaroli

Sono avvocato, ma fin dal 2007, anno in cui conseguo il titolo di mediatore familiare secondo gli standard previsti dallo European Forum Training and Research in Family Mediation, investo ogni mia energia nella pratica e nella diffusione di questo strumento, strutturando una salda e proficua rete di collaborazioni pubbliche e private. Il mio percorso lavorativo mi porta a dedicarmi esclusivamente alla mediazione, spingendomi a perfezionarmi in ambito scolastico, interculturale, civile e commerciale, a conseguire l'idoneità alla supervisione professionale e ad acquisire competenze in settori attigui come quello della coordinazione genitoriale. Ho alle spalle una lunga esperienza nella formazione sia in ruoli di docenza e direzione didattico-scientifica in corsi e master sia in veste di relatrice a convegni e seminari di carattere divulgativo, tra i quali il primo incontro italo-portoghese dal titolo "La mediazione familiare: cultura del cambiamento e della prevenzione nella risoluzione dei conflitti in famiglia. Esperienze a confronto tra mediatori familiari italiani e portoghesi" (Porto, 15 novembre 2018), patrocinato dall'Ambasciata d'Italia di Lisbona, dal Consolato Onorario d'Italia di Porto e dalla Presidenza del Consiglio della Regione Lazio. Sono autrice di numerosi articoli sul tema e coautrice del volume Papà e mamma si perdonano, candidato nella sezione inediti del Premio Piersanti Mattarella 2019. Motore trainante di tutta la mia attività è la volontà di promuovere in ogni modo la mediazione familiare, di cui ho apprezzato e toccato con mano gli enormi benefici, in particolare in alcuni comuni del mio territorio nei quali sono stata promotrice e corresponsabile dell'apertura di specifici sportelli dedicati.