Il regime legale della comunione dei beni

Da qualche anno le statistiche registrano una vera e propria fuga dalla comunione dei beni a favore del suo naturale opposto. Ma se la separazione dei beni sembra conciliarsi meglio con il desiderio di indipendenza che anima oggi molti degli aspiranti sposi, per quelli che hanno in mente una divisione più tradizionale del patrimonio la comunione è una possibilità da valutare con attenzione.

Conoscerne le caratteristiche può quindi essere utile per chiarirsi le idee e fare la scelta giusta. Vediamole insieme.

COS’È LA COMUNIONE DEI BENI

La comunione dei beni è il regime legale a cui sono sottoposti per legge i rapporti patrimoniali tra i coniugi in assenza di diversa convenzione all’atto della celebrazione del matrimonio.

QUALI BENI COMPRENDE…

La comunione dei beni comprende:

  • gli acquisti compiuti dai coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, eccetto quelli relativi ai beni personali;
  • i frutti dei beni propri e i proventi dell’attività separata di ciascun coniuge, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;
  • le aziende gestite dai coniugi e costituite dopo il matrimonio.

…E QUALI NO

La comunione dei beni non comprende:

  • i beni di cui il coniuge era proprietario prima del matrimonio o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento;
  • i beni acquisiti dopo il matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione;
  • i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge e i loro accessori;
  • i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge tranne quelli destinati alla conduzione di aziende facenti parte della comunione;
  • i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno, nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
  • i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o con il loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto.

COME FUNZIONA

Semplificando, la comunione dei beni attribuisce ai coniugi uguali poteri di cogestione e uguali diritti sugli acquisti. Conseguentemente può considerarsi come un sistema di patrimonializzazione della famiglia, in quanto i beni acquisiti in comunione non possono essere liberamente divisi dai coniugi e ciascuno di questi non può disporre della propria quota di beni comuni, se non si verifica una causa di scioglimento della comunione.

La patrimonializzazione della famiglia attraverso il regime della comunione dei beni si coglie anche nel fatto che «delle spese per il mantenimento della famiglia e per l’istruzione e l’educazione dei figli e di ogni obbligazione contratta dai coniugi, anche separatamente, nell’interesse della famiglia» rispondono in primo luogo i beni della comunione (art. 186 c.c.) e, soltanto sussidiariamente, i beni patrimoniali di ciascuno di essi (art. 190 c.c.).

QUANDO SI SCIOGLIE

Lo scioglimento della comunione dei beni avviene a seguito di:

  • accordo convenzionale di abbandono del regime con atto pubblico;
  • decreto di omologazione o sentenza di separazione;
  • separazione giudiziale dei beni;
  • sentenza di divorzio;
  • dichiarazione di nullità matrimoniale;
  • fallimento di uno dei coniugi;
  • dichiarazione di morte o di assenza presunta;
  • morte di uno dei coniugi.
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Informazioni su Fabrizio Dell'Anna

Milanese, classe 1974, divorziato con un figlio. Fabrizio Dell'Anna è fondatore e direttore commerciale dell'Agenzia Italiana Genitori Separati. Dal 2006 si occupa con impegno e passione di conflitti familiari, fornendo agli adulti in fase di separazione tutti gli strumenti necessari per garantire ai minori la possibilità di mantenere legami affettivi con entrambe le figure genitoriali. Ne parla, ne scrive, ci lavora. Ogni giorno. Chi lo ha incrociato sulla propria strada, di lui ha imparato tre cose fondamentali: non fa miracoli, ascolta con attenzione e agisce con prudenza. Tra i fallimenti della sua professione riconosce, al pari del noto avvocato matrimonialista Cesare Rimini, «il dolore dell'impotenza nel vedere due persone incapaci di affrontare una separazione e con il solo desiderio di nuocersi». Per questo, da sempre, si batte per la diffusione di una cultura evolutiva e non distruttiva del conflitto.