La riconciliazione dei coniugi

A chi non è mai capitato di prendere una decisione e poi pentirsene? Ammettiamolo, capita di continuo con conseguenze quasi sempre pagate a caro prezzo. Talvolta, però, accade anche che problemi particolarmente complessi trovino soluzioni inaspettatamente semplici. È il caso della riconciliazione dei coniugi, strumento grazie al quale è possibile porre fine alla vicenda separativa con poca burocrazia e quasi a costo zero.

Capiamo meglio di cosa si tratta.

COS’È LA RICONCILIAZIONE DEI CONIUGI

La riconciliazione, la cui disciplina è contenuta negli artt. 154 e 157 c.c., è l’istituto giuridico con cui i coniugi possono far cessare lo stato di separazione.

COME SI ATTUA

Le modalità di attuazione variano in base al momento della riconciliazione.

Nel caso in cui avvenga durante il giudizio, la riconciliazione trova efficacia attraverso “l’abbandono della domanda di separazione personale già proposta” (art. 154 c.c.), azione che può concretizzarsi in itinere con estinzione del procedimento per inattività delle parti o in sede di udienza presidenziale (artt. 708, comma 1, e 711, comma 1, c.p.c.) mediante verbalizzazione.

Nel caso in cui avvenga a giudizio concluso, “i coniugi possono di comune accordo far cessare gli effetti della (…) separazione, senza che sia necessario l’intervento del giudice” (art. 157 c.c.), rilasciando apposita dichiarazione presso l’ufficio competente del Comune ove è stato iscritto o trascritto il matrimonio. La procedura prevede il seguente iter:

  • dichiarazione: i coniugi dichiarano di volersi riconciliare;
  • formalizzazione: la dichiarazione di riconciliazione viene verbalizzata e annotata a margine dell’atto di matrimonio;
  • registrazione: l’atto viene registrato nell’archivio informatico del Comune ai fini della sua opponibilità ai terzi.

QUALI SONO GLI EFFETTI GIURIDICI

Analogamente a quanto avviene per le modalità di attuazione, anche gli effetti giuridici variano in base al momento della riconciliazione.

Nel caso in cui avvenga durante il giudizio, la riconciliazione non produce alcun effetto giuridico, poiché, mancando il provvedimento di separazione, non si realizza la condizione di efficacia dell’atto.

Nel caso in cui avvenga a giudizio concluso, scattano in automatico:

  • la cessazione dello stato di separazione;
  • l’impossibilità di richiedere una nuova separazione sulla base delle motivazioni fondanti del precedente provvedimento (art. 157 c.c.);
  • il ripristino dei doveri coniugali di natura personale (coabitazione, fedeltà e assistenza);
  • la ricostituzione ipso iure della comunione legale dei beni (esclusi quelli acquistati durante lo stato di separazione);
  • l’interruzione del termine di 3 anni a partire dal quale è possibile presentare la domanda di divorzio.

Non operando automaticamente, richiedono invece ulteriori iniziative:

  • l’estinzione delle garanzie reali costituite su ordine del giudice (art. 156 c.c., comma 4);
  • la cancellazione dell’ipoteca giudiziale iscritta sui beni del coniuge (art. 156 c.c., comma 5);
  • la revoca del sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato al versamento dell’assegno di mantenimento e/o dell’ordine imposto ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di denaro all’obbligato, di riconoscerne una parte direttamente agli aventi diritto (art. 156 c.c., comma 6).
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