Coronavirus, vademecum per i genitori separati

Tanti anni in famiglia. Insieme. Poi, un giorno, ci si separa. Cambiano improvvisamente ritmi e abitudini. Serve resilienza. Bisogna imparare ad adattarsi in maniera positiva per interiorizzare un diverso stile di vita. E alla fine, con impegno e perseveranza, si raggiungono nuovi equilibri. Ma ora il Coronavirus rischia di minare le certezze faticosamente costruite (e non sempre) nel tempo dai genitori separati.

Diamo allora in sintesi tutte le indicazioni utili per interpretare correttamente i decreti emanati dal Governo e non rischiare sanzioni.

1. DIRITTO DI VISITA DEL GENITORE NON COLLOCATARIO

Ai sensi e per gli effetti del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo 2020, che ha esteso all’intero territorio nazionale i provvedimenti precedentemente in vigore nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia, sono adottate le seguenti misure:

  • è precluso ogni spostamento in entrata e in uscita dal proprio comune di residenza e all’interno del medesimo, salvo quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o ragioni di salute;
  • è fortemente raccomandato ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5°C) di rimanere presso il proprio domicilio, limitando al massimo le relazioni sociali e contattando il proprio medico curante;
  • è fatto divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione ai soggetti sottoposti a quarantena o risultati positivi al virus.

Dando per scontata la comprensione del secondo e del terzo punto, la cui osservanza è richiesta a tutti i genitori (separati e non), sul primo riteniamo opportuno fare alcune brevi considerazioni di carattere tecnico per sgombrare il campo dai tanti dubbi che la discrasia tra le prescrizioni formali (decreti) e le indicazioni pratiche (FAQ) del Governo sta generando e rispondere in modo chiaro ed esaustivo alla domanda “Sono separato, posso andare a trovare i miei figli?”:

  • come stabilito dall’art. 337-ter c.c., i figli hanno “il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo – e sottolineiamo equilibrato e continuativocon ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”;
  • i minori, quali soggetti di diritto, sono tutelati non solo dalla Costituzione italiana, ma anche da una serie di statuizioni sovranazionali e internazionali, tra cui segnaliamo per importanza la Convenzione ONU di New York del 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con legge n. 176 del 27 maggio 1991;
  • la frequentazione tra genitori separati e figli è generalmente regolamentata dal Tribunale Ordinario o per i Minorenni, i cui provvedimenti sono esecutivi.

Ma torniamo alla domanda originaria. “Sono separato, posso andare a trovare i miei figli?”. A nostro parere, sì, ma limitando gli spostamenti al ritiro e alla riconsegna.

Esempio: se il genitore non collocatario deve recarsi presso l’abitazione di quello collocatario per esercitare il diritto di visita, lo spostamento è possibile, in quanto motivato da situazione di necessità. Tuttavia, in ottemperanza al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 marzo 2020, una volta rientrati a casa, genitore non collocatario e figli non potranno verosimilmente più effettuare spostamenti.

Ai fini delle operazioni di verifica e controllo da parte delle autorità competenti occorre essere sempre muniti dei seguenti documenti:

  • documento di riconoscimento (obbligatorio);
  • modulo di autodichiarazione, scaricabile dal sito del Ministero dell’Interno (obbligatorio);
  • provvedimento del Tribunale Ordinario o per i Minorenni relativo alla separazione, al divorzio o all’affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio (consigliabile).

2. ASSEGNO DI MANTENIMENTO

Con l’emanazione del DPCM dell’11 marzo 2020, che ha disposto (salvo eccezioni) la sospensione o chiusura di attività commerciali al dettaglio, mercati e servizi di ristorazione e alla persona (fra cui parrucchieri, barbieri ed estetisti) e raccomandato alle attività produttive e professionali il massimo utilizzo di modalità di lavoro agile, l’incentivazione di ferie e congedi retribuiti per i dipendenti o di altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva e la sospensione dell’operatività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione, il Coronavirus tocca anche il portafoglio di migliaia di genitori separati, obbligati a mantenere ex coniuge e/o figli.

Ma la riduzione dell’assegno di mantenimento in conseguenza di un’improvvisa contrazione del reddito dovuta all’emergenza sanitaria è ipotizzabile? A nostro parere, no.

La disciplina prevista dal codice civile in tema di assegno di mantenimento rimane invariata, continuando a limitare la possibilità di modifica a cambiamenti di situazione di carattere perdurante, tra cui ricordiamo i più comuni:

  • variazione della situazione economica dei coniugi: la modifica dell’assegno di mantenimento, in aumento o riduzione, può essere richiesta a fronte di un significativo miglioramento o peggioramento delle capacità economiche individuali;
  • costituzione di un nuovo nucleo familiare: la modifica dell’assegno di mantenimento, generalmente in riduzione, può essere richiesta a fronte della nascita di un figlio dalla relazione con un nuovo partner, fermo restando che tale circostanza non fa venir meno l’obbligo di mantenere il nucleo familiare precedente;
  • mutamento delle esigenze dei figli: la modifica dell’assegno di mantenimento, generalmente in aumento, può essere richiesta in ragione della crescita dei figli, la quale può determinare, oltre ai bisogni alimentari e abitativi, anche accresciute esigenze personali, di relazione, scolastiche, sportive, sociali e ludiche.

Riteniamo tuttavia conveniente suggerire che, a fronte di situazioni di particolare gravità, le parti concordino, in autonomia o con l’aiuto di un avvocato, e in ogni caso in forma privata, una modifica temporanea delle condizioni.

3. SPESE STRAORDINARIE

Tra le questioni che in questo periodo, complice anche la chiusura forzata delle scuole stabilita dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020, generano forti discussioni tra i genitori separati, ci sono indubbiamente le spese straordinarie, su tutte quella inerente alla baby-sitter.

Ma siamo certi che si tratti di un problema reale? A nostro parere, no, dal momento che:

  • se il genitore collocatario non è costretto a recarsi sul luogo di lavoro, i figli possono restare presso l’abitazione di quest’ultimo;
  • se il genitore collocatario è costretto a recarsi sul luogo di lavoro, i figli possono spostarsi presso l’abitazione di quello non collocatario;
  • solo se entrambi i genitori (collocatario e non) sono costretti a recarsi sul luogo di lavoro, risulterà necessario l’aiuto di una baby-sitter (preferibile a quello dei nonni, considerati soggetti maggiormente a rischio). Al riguardo ricordiamo che, salvo diversi accordi tra le parti, le spese straordinarie sono di norma divise al 50%.