Formazione: non scholae, sed vitae discimus

Ho studiato tanto, sempre, considerando i libri come amici fidati, e ho continuato ad aggiornarmi, frequentando seminari, convegni, corsi più strutturati, ecc. E non ho ancora smesso, trascinata da un’enorme sete di apprendere, approfondire, completare e andare oltre i traguardi già raggiunti. Mi occupo anche di formazione da tanti anni…

Ho iniziato con delle semplici ripetizioni da universitaria e ho proseguito con le docenze di diritto civile e costituzionale come avvocato per poi definire, grazie ad altre diverse esperienze e collaborazioni, il mio impegno pressoché stabile nel settore, portando il mio know-how nei master di mediazione familiare, materia che oggi rappresenta la mia più grande passione.

Col trascorrere del tempo la motivazione è diventata sempre più forte e mi sono interrogata a lungo sulle ragioni per le quali sento così prepotentemente il bisogno di condividere ciò che so e ciò che so fare, di offrirlo agli altri, di metterlo a disposizione, di renderlo fruibile. Alla fine ho compreso: mi spinge il desiderio di rendere chiaro agli altri ciò che lo è per me e cioè che investire nella propria formazione significa farsi il regalo più grande, innanzitutto dal punto di vista professionale. Perché per rendersi competitivi nel mondo del lavoro è obbligatorio essere il più aggiornati possibile, garantendosi un valore aggiunto ben identificabile.

La formazione non può essere considerata un semplice archivio mnemonico di nozioni, ma va inquadrata in un’ottica d’impegno continuo: è la somma di una serie di scelte e azioni che danno vita a una strategia finalizzata a organizzare, strutturare e consolidare competenze che sono tanto più valorizzate quanto più sono sostenute da un approfondimento. Formare significa trasferire non solo concetti, metodologie e strumenti, ma anche e soprattutto abilità nel fare. Vuol dire stimolare cambiamenti nella struttura dell’esperienza per ottenere dalle persone comportamenti coerenti con i loro valori e che le rendano distinguibili nel sistema aziendale, sociale e organizzativo di cui fanno parte. Non è allora certamente un caso che uno dei migliori investimenti ipotizzabili per un’azienda consista proprio nel formare le proprie risorse. Pur essendo totalmente intangibile, infatti, la formazione arricchisce le persone, le riempie di valore e le prepara per un’ulteriore crescita, in quanto l’apprendimento incide non solo sul piano strettamente professionale, ma anche su quello personale. Una persona formata, e quindi preparata, risulta essere più fiduciosa nei propri mezzi, maggiormente autonoma e proattiva, contribuendo così a tutto tondo al proprio miglioramento.

Abramo Lincoln era solito dire che, se avesse avuto a disposizione otto ore per abbattere un albero, ne avrebbe passate sei ad affilare l’ascia. Il riferimento è alla storia di un uomo che, passeggiando nel bosco, incontra un boscaiolo affaticatissimo a causa del grande sforzo impiegato per abbattere un albero. L’uomo, notando che la lama dell’ascia non taglia bene, suggerisce al boscaiolo di fermarsi ad affilarla, tuttavia quest’ultimo risponde stizzito di non averne il tempo. Non ne ha, perché deve abbattere l’albero al più presto. Il racconto chiarisce perfettamente che per essere efficienti non bastano volontà e impegno, che per far bene il proprio lavoro occorre disporre degli strumenti più adatti e che, anche quando se ne dispone, occorre assicurarsi che continuino a funzionare al meglio.

Credo fermamente che l’apprendimento nell’adulto non possa prescindere da una forte motivazione, dalla consapevolezza che le capacità vadano costantemente affinate e aggiornate e dalla contezza che quanto acquisito costituirà comunque un bagaglio per la vita. Ciascuno di noi porta con sé non uno, ma diversi talenti, le cui istanze diventano più o meno pressanti in funzione di tanti fattori a cui in qualche modo è necessario dare risposte: solo ascoltandosi attentamente sarà possibile scegliere tra percorsi adatti e non adatti, evitando la trappola dell’insoddisfazione e quella fastidiosissima sensazione di aver perso tempo in qualcosa di non coerente con il proprio talento o fatto nel momento sbagliato. È dunque necessario acquisire consapevolezza delle proprie potenzialità per investire nella formazione in maniera efficace, avviando un vero e proprio processo di cambiamento che permetta di ampliare i propri orizzonti, sviluppare una maggiore apertura mentale e superare i propri stessi condizionamenti.

La formazione non può limitarsi a fornire soluzioni, ma deve fornire strumenti per giungere alla migliore soluzione in un contesto specifico, di qualunque natura esso sia. E infatti, prendendo come riferimento l’ambito a me più caro, dico sempre ai miei allievi che il mio obiettivo non è insegnare loro a fare i mediatori familiari, ma accompagnarli a esserlo! L’esperienza mi ha sempre dimostrato che è necessario ascoltare profondamente con il cuore e l’anima per accendere nella persona la scintilla in grado di sprigionare il potenziale nascosto, dar luce a nuove idee e far emergere energia e passione. “Quando l’allievo è pronto, il maestro appare”: così recita un proverbio giapponese. A significare che, se si è realmente pronti a imparare qualcosa, è naturale incontrare qualcuno pronto a insegnarlo come per un terreno fertile è naturale che la caduta del seme produca piante rigogliose.

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Informazioni su Manuela Pagliaroli

Manuela Pagliaroli è avvocato, ma fin dal 2007, anno in cui consegue il titolo di mediatrice familiare secondo gli standard previsti dallo European Forum Training and Research in Family Mediation, investe ogni sua energia nella pratica e nella diffusione di questo metodo d’intervento, strutturando una salda e proficua rete di collaborazioni pubbliche e private. Il suo percorso lavorativo la porta a dedicarsi esclusivamente alla mediazione, spingendola non solo ad ampliare gli spazi di applicazione del metodo con il perfezionamento nell’ambito civile e commerciale prima e in quello scolastico poi, ma anche a specializzarsi in settori attigui come quello della coordinazione genitoriale. Ha alle spalle una lunga esperienza nella formazione sia in ruoli di docenza e direzione didattico-scientifica in corsi e master sia in veste di relatrice a convegni e seminari di carattere divulgativo, tra i quali il primo incontro italo-portoghese dal titolo “La mediazione familiare: cultura del cambiamento e della prevenzione nella risoluzione dei conflitti in famiglia. Esperienze a confronto tra mediatori familiari italiani e portoghesi”, patrocinato dall’Ambasciata d’Italia di Lisbona, dal Consolato Onorario d’Italia di Porto e dalla Presidenza del Consiglio della Regione Lazio. È autrice di numerosi articoli sul tema e coautrice del volume “Papà e mamma si perdonano”, candidato nella sezione inediti del Premio Piersanti Mattarella 2019. Motore trainante di tutta la sua attività è la volontà di promuovere in ogni modo la mediazione familiare, di cui ha apprezzato e toccato con mano gli enormi benefici, in particolare in alcuni comuni del suo territorio dov’è stata promotrice e corresponsabile dell’apertura di specifici sportelli dedicati.