Separazione, l’assegnazione della casa familiare

Quando una coppia con figli (coniugale o more uxorio) decide di separarsi, l’assegnazione della casa familiare costituisce una delle principali e più spinose questioni da affrontare. Spieghiamo allora in sintesi cosa può accadere nei tre casi più ricorrenti.

COMPROPRIETÀ

Con la premessa che, laddove l’immobile risulti in comproprietà, i genitori possono regolare le reciproche posizioni come due normali comproprietari e, in tale veste, stabilire consensualmente le sorti delle rispettive quote, in caso di disaccordo la decisione su quale dei due possa continuare ad abitarvi è rimessa al tribunale. In linea generale “il godimento della casa familiare è attribuito, tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli” (art. 337-sexies c.c.) e “l’abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età.” (art 6, comma 6, della legge n. 898 dell’1 dicembre 1970), fermo restando che “ai fini dell’assegnazione il giudice dovrà valutare le condizioni economiche dei coniugi (…) e favorire il coniuge più debole”. Una volta ottenuto il provvedimento, è poi opportuno che il provvedimento di assegnazione sia trascritto presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari, affinché chiunque sappia che, su quel determinato immobile, il genitore assegnatario vanta il diritto di abitazione. Attraverso la trascrizione tale diritto diventa opponibile ai terzi e quindi prevalente rispetto ad altri diritti spettanti su quello stesso bene trascritti successivamente (art. 1599 c.c.).

PROPRIETÀ DI TERZI CONCESSA IN COMODATO D’USO

Non è raro che i genitori concedano in comodato d’uso al proprio figlio o alla propria figlia un immobile di loro proprietà, affinché sia destinato a casa familiare in cui abitare insieme al partner. In ipotesi di separazione tale destinazione sopravvive proprio in virtù del provvedimento di assegnazione, che obbliga il proprietario a permettere al genitore assegnatario il godimento dell’immobile. Il diritto di recesso – e quindi la richiesta di restituzione – può essere esercitata soltanto qualora sussistano sopravvenuti, urgenti e imprevisti bisogni, così come previsto dall’art. 1809 c.c. Tale orientamento, fino a qualche anno fa oggetto di contrasti giurisprudenziali, è stato rimarcato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite nella sentenza n. 20448 del 29 settembre 2014, nella quale viene affermato che, nell’iniziale concessione del bene in comodato, verrebbe impresso un vincolo di destinazione alle esigenze abitative dei familiari, idoneo a conferire il carattere implicito della durata del rapporto anche oltre la crisi dei coniugi o conviventi (orientamento confermato dalla sentenza n. 2771 del 2 febbraio 2017, emessa dalla prima sezione della Cassazione civile).

LOCAZIONE

Analogamente al primo caso, esclusa l’ipotesi in cui i genitori raggiungano consensualmente un accordo sulla gestione dell’immobile, la decisione su quale dei due possa continuare ad abitarvi è rimessa al tribunale e, ai sensi dell’art. 6 della legge n. 392 del 27 luglio 1978, il provvedimento di assegnazione determina la successione del genitore assegnatario nel contratto di locazione. In altri termini il genitore assegnatario diventa parte conduttrice con tutti i diritti e doveri derivanti, in primis quello di pagamento del canone. In ogni caso la successione nel contratto di locazione conseguente all’assegnazione della casa familiare non modifica la natura in sé del rapporto locatizio, consentendo unicamente a un soggetto diverso dal conduttore originario di sostituirsi nella titolarità del contratto. Va evidenziato che il proprietario mantiene non solo il diritto di riottenere la disponibilità dell’immobile alla scadenza contrattualmente prevista, ma anche la facoltà d’intimare lo sfratto in caso di morosità; il provvedimento di assegnazione non pone infatti alcuna limitazione in tal senso.

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Informazioni su Antonella Tarroni

Avvocato civilista. Fin dall'inizio della mia carriera ho orientato il mio impegno professionale verso il diritto delle persone e della famiglia, ambito che più di tutti mi appassiona e coinvolge per la componente umana che lo caratterizza. Sull'onda di tale scelta la mia attività si è gradualmente strutturata attorno a tale tematica e oggi, dopo oltre vent'anni di lavoro, è quasi esclusivamente costituita da procedure di separazione e divorzio, procedimenti per l'affidamento e il mantenimento dei figli minori e azioni di stato (soprattutto riconoscimenti e disconoscimenti giudiziali di paternità) davanti al Tribunale Ordinario e ricorsi per sospensione o decadenza della responsabilità genitoriale davanti al Tribunale per i Minorenni. Nel corso del tempo - per la particolare collocazione geografica di Ravenna, prospiciente la penisola balcanica - ho maturato anche una significativa esperienza in materia di conflitti tra coniugi e genitori di diversa nazionalità. Ultimo, ma non meno importante, elemento caratterizzante del mio operato è la collaborazione con Linea Rosa, centro antiviolenza per il quale assisto le vittime di maltrattamenti familiari.