Figli, i benefici dell’affidamento materialmente condiviso

Dai primi di agosto si è fatto un gran parlare (talvolta in modo aspramente negativo) del disegno di legge che mira a riformare le norme in materia di affidamento condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità, di cui primo firmatario è il senatore Simone Pillon, noto alle cronache politiche per aver organizzato in diverse occasioni il “Family Day”. Ma tutte le critiche indirizzate a tale proposta hanno una reale ragion d’essere? Proviamo a dare una risposta, evitando di fare solo teoria.

Iniziamo col dire che, dopo la separazione dei genitori, per garantire un equilibrato sviluppo psicofisico e relazionale dei figli, bisognerebbe ricordarsi di un unico, semplicissimo concetto: l’equilibrio, appunto.

Va da sé che, se l’equilibrio è la stella polare di ogni ragionamento, per i figli la tutela passa necessariamente attraverso poche, semplici azioni:

  • frequentare in egual misura sia il contesto materno che quello paterno, in modo da poter interiorizzare storia e valori di riferimento di ambedue i nuclei familiari;
  • 
avere un doppio riferimento abitativo, in modo da poter percepire come 
propria sia la casa della madre che quella del padre;
  • ricevere un accudimento continuativo da tutti e due i genitori, in modo da poter constatare la partecipazione pratica ed economica di entrambi ai loro bisogni.

Dalla revisione della letteratura internazionale di settore, con 74 ricerche che hanno paragonato i minori gestiti in modo semi-esclusivo con quelli gestiti in modo materialmente condiviso, 71 studi hanno infatti chiaramente dimostrato che quest’ultima formula determina non solo una drastica riduzione di childhood adversity (situazioni avverse nell’infanzia suscettibili di causare gravi danni nell’età adulta), ma anche il crollo della conflittualità genitoriale.

Facciamo qualche esempio pratico:

  • in Australia i dati sembrano dimostrare una stretta correlazione tra l’entrata in vigore della legge sull’affidamento materialmente condiviso e la riduzione del numero di procedimenti contenziosi tra genitori: i ricorsi alla Family Court sono passati dai 27.313 del 2006/07 ai 18.633 del 2008/09 (-31%);
  • in Spagna la presunzione giuridica di affido materialmente condiviso è stata introdotta solo in alcune regioni e in momenti diversi. In Catalogna, dall’anno di approvazione della legge (2010), le denunce per violenza di genere sono passate dalle 6.155 dello stesso anno alle 5.403 del 2013 (-12%). Nella Corte Valenciana, dall’anno di approvazione della legge (2011), le denunce per violenza di genere sono passate dalle 4.712 dello stesso anno alle 4.056 del 2013 (-13%);
  • in Svezia e Danimarca i processi civili per divorzio sono gradualmente diminuiti con il progressivo aumento dell’affidamento materialmente condiviso: attualmente solo il 2% delle coppie svedesi si rivolge al tribunale e quasi lo stesso accade per quelle danesi;
  • in Germania, California e Canada il giudice deve motivare l’eventuale mancata concessione di tempi paritetici o equipollenti di frequentazione ai genitori.

Stando ai dati raccolti, quindi, l’affidamento con tempi paritetici o equipollenti (non più di due terzi e non meno di un terzo del tempo con ciascun genitore) sembra permettere una sensibile diminuzione della conflittualità genitoriale, incidendo su tutte quelle motivazioni, il più delle volte futili e/o strumentali, che, non di rado tramite denunce e ricorsi al tribunale, alimentano l’impasse della coppia.

In Italia siamo ancora fortemente in ritardo nel considerare l’affidamento materialmente condiviso la soluzione migliore per una corretta gestione della famiglia divisa, ma con il disegno di legge n. 735, attualmente al vaglio del Senato, abbiamo (forse) imboccato la buona strada.