Il matrimonio canonico

La Chiesa Cattolica insegna che il matrimonio è un’intima comunione di vita e amore, un mutuo donarsi e riceversi attraverso il patto coniugale. Ed è questa la sua dimensione naturale, che Cristo ha elevato alla dignità di sacramento. È dall’atto umano con il quale i coniugi mutuamente si donano e si ricevono che nasce, anche davanti alla società, l’istituzione del matrimonio, che ha stabilità per ordinamento divino e che per sua stessa natura è ordinata alla procreazione ed educazione della prole. Solo così l’uomo e la donna sperimentano il senso della loro unità e la raggiungono sempre più pienamente.

Principio cardine di tutto il sistema canonico è quello secondo cui il consenso è la causa efficiente, unica e insostituibile del matrimonio, intendendo con l’espressione “causa efficiente” che è proprio il consenso a fare il matrimonio. Ne consegue l’impossibilità di riconoscere un matrimonio come valido ogniqualvolta non sia individuabile l’effettiva esistenza del consenso dei nubendi, posto che la decisione di sposare è esclusivamente personale. I coniugi devono essere giuridicamente abili, cioè non irretiti negli impedimenti (ovvero quelle circostanze soggettive che limitano eccezionalmente la generale capacità di contrarre matrimonio), e il consenso dev’essere manifestato legittimamente, vale a dire secondo la forma prescritta dalla legge.

Avendo carattere di volontarietà, quello di contrarre matrimonio è un atto decisionale e intenzionale. La volontà dei nubendi è infatti attuale nel volersi sposare, ma contemporaneamente proiettata nel futuro nel voler continuare ad accogliersi l’un l’altro e a perseverare nel reciproco dono di sé. Per essere umano un atto dev’essere, oltre che volontario, libero. Oggetto della volontà coniugale sono l’uomo e la donna nella loro mascolinità e femminilità.

Elemento unico e indispensabile della costituzione del matrimonio è dunque il consenso in quanto atto umano, proprio dell’uomo, cioè non semplicemente da lui compiuto, ma specificatamente a lui attribuibile per ciò che egli è: un essere razionale in cui intelletto e volontà interagiscono, operando in sintonia. Rispetto agli impedimenti e alla forma la centralità del consenso si coglie nella sua diversità di fondamento e protezione giuridica. La necessità del libero consenso è intrinseca all’essenza stessa del matrimonio, cosicché nessuna potestà umana possa supplirlo; tale necessità, essendo in gioco l’opzione sul proprio stato di vita, è prova della difesa del valore della libertà.

La vigente normativa canonica ricorda che il patto coniugale tra battezzati è stato elevato da Cristo alla dignità di sacramento. Dunque vi è sacramento del matrimonio ove, tra persone battezzate, vi sia consenso, cioè atto umano.

Il matrimonio non è solo un’istituzione appartenente all’ordine e alla legge naturale (norma non scritta, ma insita nella natura umana), ma anche uno stato da cui per impulso innato l’uomo è attratto, una condizione verso la quale lo stesso sviluppo psicofisico lo sospinge. Se quindi per natura ogni uomo tende al matrimonio, non solo non gli può essere negato tale diritto senza infrangere l’ordine naturale, ma neanche è possibile ipotizzare, se non come eccezione da comprovare in modo rigoroso, una condizione soggettiva che ne precluda l’esercizio concreto. Ciò significa che il punto di partenza è il presupposto che ogni singolo individuo sia ex natura idoneo e abile al matrimonio.

Questo articolo è stato pubblicato in Nullità matrimoniale e taggato come , , , , il da

Informazioni su Annarita Ferrato

Avvocato civilista e rotale, patrocinante in Cassazione, perfezionata in diritto di famiglia, dinamiche familiari e tecniche di tutela. Ho gestito procedimenti di separazione e divorzio sin dall'abilitazione professionale. Poi, non appena conseguito il diploma di avvocato rotale, ho focalizzato la mia attenzione sul diritto matrimoniale canonico, coltivando in parallelo l’attività di studio e quella di docenza. Da allora, oltre a occuparmi di cause di nullità matrimoniale davanti ai tribunali ecclesiastici di ogni ordine e grado (inclusi il Tribunale Apostolico della Rota Romana e il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica), fino al 2016 ho insegnato presso l’Istituto Teologico “Pio XI” di Reggio Calabria e tuttora insegno nella stessa città presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Mons. Vincenzo Zoccali”, dove dal 2012 ricopro anche il ruolo di vicedirettrice.