Le cinque W della mediazione familiare

La mediazione familiare è uno strumento nuovo, ma che ha radici nel passato. Antropologia, storia e sociologia hanno sempre attestato che già nell’antica Cina si utilizzava la mediazione come metodo di risoluzione dei conflitti. Le nostre stesse famiglie patriarcali riconoscevano l’anziano come “capo” in grado di aiutare le giovani coppie nella costruzione e nel contenimento dei loro rapporti. Tuttavia la mediazione moderna può essere fatta risalire al 1975, anno della fondazione della Family Mediation Association a opera dell’avvocato e psicologo statunitense James Coogler. Da allora si è fatta ampiamente conoscere tra i professionisti. Lo stesso non può dirsi degli utenti, soprattutto italiani, per i quali, a oltre quarant’anni di distanza, resta ancora una (quasi) perfetta sconosciuta.

Diamo allora una descrizione efficace delle sue caratteristiche, utilizzando la vecchia regola del giornalismo anglosassone.

WHO. CHI CONDUCE LA MEDIAZIONE FAMILIARE?

La mediazione familiare è condotta da un professionista esperto nella gestione dei conflitti che, in qualità di terzo imparziale, aiuta i coniugi a risolvere la separazione al di fuori del contesto giudiziario. Generalmente si tratta di un operatore dell’area giuridico-legale, psicologica, sociale e/o pedagogica.

WHAT. COS’È (E COSA NO)?

La mediazione familiare è un percorso di 8-12 incontri (compreso il follow-up) attraverso il quale, in un contesto strutturato e protetto, i genitori possono raggiungere accordi di separazione condivisi e attuabili su temi significativi per il benessere proprio e dei propri figli: affidamento, mantenimento ed educazione dei minori, tempi di frequentazione e divisione del patrimonio sono solo alcuni di quelli concretamente affrontabili.

Le tecniche utilizzate dal mediatore sono molteplici e vengono applicate con la consapevolezza che l’intero sistema familiare abbisogna di una lettura complessa in cui il conflitto non è solo il focus della dinamica relazionale di una coppia che si separa, ma è anche un elemento costitutivo della vita di ciascun individuo. In tale prospettiva si presume che una coppia sia mediabile non in base all’intensità del conflitto, ma in considerazione della qualità della sua relazione e della sua evoluzione prima della crisi.

La mediazione familiare non è attuabile:

  • laddove persista un legame disperante tra i coniugi (entrambi non smettono di sperare in un cambiamento dell’altro);
  • nei casi di situazioni scismatiche (il conflitto è centrato sul possesso totale ed esclusivo dei figli da parte di un genitore, il quale, per eliminare l’altro e la sua stirpe di appartenenza, non permette alcun accordo sulla condivisione della genitorialità);
  • se si evidenzia una generalizzata incapacità di affrontare il conflitto con mancanza di consapevolezza delle possibili conseguenze;
  • in presenza di seri disturbi psichiatrici;
  • quando la relazione di coppia è connotata da un evidente sbilanciamento di potere.

In tutte le ipotesi sopra elencate il professionista indica la strada della psicoterapia oppure rinvia alla consulenza tecnica d’ufficio. Va da sé che la mediazione non è né l’una né l’altra, avendo quale unico obiettivo quello di promuovere la riorganizzazione delle relazioni familiari e la salvaguardia di una genitorialità condivisa durante e dopo la rottura del patto coniugale. Non a caso il mediatore può essere definito come un traghettatore che accompagna la coppia nel difficile momento della separazione, aiutandola a portare in salvo il legame utile a esercitare le funzioni genitoriali in quello successivo.

WHEN. QUANDO UTILIZZARLA?

Il momento ideale per una mediazione familiare, sia pure non valido per tutti, è collocato in una fase precoce della vicenda separativa, preferibilmente anteriore all’avvio delle procedure legali. Tale termine è consigliato, ma non obbligatorio, in quanto l’efficacia dell’intervento dipende dalle caratteristiche di ogni famiglia e dalla collaborazione dei coniugi.

WHERE. DOVE SI SVOLGE?

Come già detto nel primo paragrafo, il mediatore familiare opera al di fuori del contesto giudiziario. Di conseguenza gli incontri si svolgono in studio privato, lontano dalle aule di tribunale e con la garanzia del segreto professionale.

WHY. PERCHÉ È UTILE?

Tra i principali perché dell’utilità della mediazione familiare si possono annoverare:

  • la protezione della funzione genitoriale (sia materna che paterna) e della sua continuità, indipendentemente dalla rottura del patto coniugale;
  • la tutela del legame trigenerazionale (nonni-genitori-figli);
  • il sostegno nell’elaborazione del lutto per il fallimento del progetto matrimoniale e, nel contempo, un supporto nel mantenimento dei confini genitoriali.
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Informazioni su Francesca Bertoli

Mediatrice familiare, pedagogista clinica e grafologa, specializzata nell'ambito peritale e dell'età evolutiva. Dopo molti anni di docenza universitaria in psicologia sociale lavoro oggi come libera professionista, impiegando le mie competenze nei servizi alla persona, in particolare nelle aree del conflitto separativo, del sostegno alla genitorialità e della formazione. Attorno al mio studio gravitano professionalità differenti (avvocati, psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e psicomotricisti), grazie al cui contributo sono in grado di realizzare non solo una più efficace valutazione dell'obiettivo di aiuto, ma anche progetti didattici innovativi, finalizzati alla promozione di un approccio multidisciplinare alla professione. Un significativo investimento è indirizzato all'attività di consulenza pedagogica e perizia grafologica svolta per il Tribunale di Udine.