Cronaca di un caso di mediazione familiare

Cronaca di un caso di mediazione familiare

Nella mia esperienza professionale ho trattato diversi casi di mediazione familiare, ma una coppia, in particolare, mi ha colpito per la modalità di gestione del conflitto nel “congelamento”, ovvero quella fase caratterizzata da rigidità, controllo e contenimento dei sentimenti negativi reciprocamente provati a causa della separazione. Nel congelamento la coppia si presenta apparentemente pragmatica sugli aspetti organizzativi e di gestione dei figli, ma “congelata” sugli aspetti emotivo-relazionali.

I coniugi in questione – entrambi ultraquarantenni, lavorativamente autonomi, separati da dieci anni e con due figli universitari – non riescono ad accordarsi economicamente sulla casa in comproprietà, in cui vive l’ex moglie con i figli. Dopo una serie di tentativi, dall’una e dall’altra parte, finiscono in tribunale, dove il giudice li invita nuovamente a trovare un accordo. A questo punto, in seguito a ulteriori discussioni, l’ex marito ricorre alla mediazione familiare. I coniugi si presentano al primo incontro motivati e determinati a risolvere la questione. Durante la fase di pre-mediazione il problema della casa inizia ad andare sullo sfondo per lasciare posto alla loro difficoltà di comunicare, che trova conferma nell’utilizzo dei figli a tale scopo. L’aspetto relazionale che si evidenzia è una sofferenza da parte di entrambi per la separazione e i vissuti non espressi trascinati per lungo tempo. Di questa coppia stupisce infatti la dimensione temporale. Pur essendo separata da dieci anni, è come se lo fosse da molto meno. Il tempo è trascorso, ma le emozioni sono rimaste sepolte.

I primi incontri, svolti in co-mediazione, diventano per i coniugi spazio e tempo per dirsi cose importanti sulla separazione. I vissuti, intrisi di dolore, assumono così colorazioni stupefacenti sia per loro sia per noi mediatori che ci troviamo davanti a uno snodo decisivo per capire se la coppia sia mediabile – e consideriamo che lo sia, avendo individuato nella casa familiare un obiettivo comune – e nel contempo quanto sia in grado di reggere il peso della grande sofferenza che sta emergendo.

A ridosso delle festività natalizie l’ex moglie annulla un incontro, il quinto, adducendo motivi di salute, e in seguito la coppia ha difficoltà a riprendere il percorso. L’ipotesi più plausibile è quella di una resistenza da parte della signora che durante i primi colloqui congiunti aveva manifestato una maggiore stanchezza psicologica rispetto all’ex marito che, per quanto provato, era riuscito a contenerla in uno spazio psicologico individuale in cui mettersi in discussione.

Dopo quasi tre mesi la coppia si ripresenta, riportando di aver risolto autonomamente il problema della casa.

Cos’è successo? Semplice: la coppia, “scongelata” nei vissuti della separazione, ha ripristinato i canali comunicativi e relazionali, riattivando l’ascolto e la comprensione dell’altro, e l’accordo è arrivato di conseguenza.

Ecco alcune considerazioni che vale la pena di fare:

  • la negoziazione, cioè la fase in cui si svolge la mediazione vera e propria finalizzata al raggiungimento dell’accordo, non c’è stata, ma è avvenuta tra i coniugi al di fuori del contesto. Anzi è il contesto stesso ad aver agito in loro nel momento in cui hanno ritrovato reciproca fiducia e collaborazione;
  • la modalità di gestione del conflitto nel congelamento dipende molto dalla dimensione relazionale. Gli aspetti irrisolti o non elaborati, implicati nella separazione (quasi sempre in tempi diversi), possono condizionare favorevolmente o sfavorevolmente l’esito di una mediazione familiare. Nel caso specifico, aiutando a “scongelare” tali aspetti, i mediatori hanno favorito l’accordo tra i coniugi, seppure questo, diversamente dal solito, si sia concretizzato al di fuori del contesto. Si può quindi affermare che l’intervento è determinante nel momento in cui è capace di accogliere, contenere e restituire ciò che sta accadendo;
  • nella relazione, analogamente alla separazione, la variabile temporale è una componente così fortemente soggettiva che oggettivarla è un punto di partenza importante verso il percorso di mediazione familiare;
  • diversamente da quanto accaduto durante gli incontri, in cui in una dimensione temporale “congelata” parlavano dei figli come se fossero molto più piccoli, i genitori si sono resi conto che questi, ormai grandi, sono più facilmente gestibili negli spazi e nei tempi, che traggono beneficio dal sapere che i genitori si confrontano e decidono per loro e che, proprio per tale ragione, sono più liberi di esprimersi senza sentirsi tirati in mezzo;
  • nonostante lo sforzo, la fatica e il dolore che l’affrontarsi e il confrontarsi comporta, ogni coppia può sorprendere (e sorprendersi) per la capacità di liberare risorse inaspettate.
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Informazioni su Roberta Del Giudice

Psicologa e mediatrice familiare, esperta in difficoltà relazionali nell'evento separativo. Due le pietre miliari della mia carriera professionale: la collaborazione con il consultorio dell'Arcidiocesi di Ancona-Osimo, dove ho svolto attività clinica (colloqui psicologici) e didattica (corsi formativi su autostima, genitorialità e preparazione al matrimonio), e quella con il servizio di mediazione familiare dell'ASUR Marche - Area Vasta 2, che dal 2011 mi vede impegnata con i genitori nella riorganizzazione delle relazioni a seguito della rottura del legame di coppia. Privatamente mi occupo di sostegno psicologico e, in prevalenza, di separazione, ambito in cui, oltre a proporre interventi di consulenza e mediazione, sono CTU del tribunale del capoluogo marchigiano.