Separazione: via di casa, ma con lettera

Separazione: via di casa, ma con lettera

La separazione è una delle esperienze più dolorose e laceranti che si possano sperimentare nel corso dell’esistenza. Di solito la decisione è conseguente a un periodo di profonda insoddisfazione: si parla poco, non si riesce più a stare bene insieme oppure, peggio, non si fa che litigare. Ecco allora che la reazione istintiva è (quasi) sempre quella di andar via di casa. Attenzione, però, a non farsi sopraffare dall’emotività del momento: si rischia l’addebito della separazione. L’allontanamento dalla casa è, infatti, giustificato solo se ci sono motivi seri e tali da aver determinato l’intollerabilità della convivenza.

Vediamo quindi cosa fare per non peggiorare una situazione già sufficientemente complicata.

Va innanzitutto detto che, pur non esistendo più come reato autonomo, l’abbandono del tetto coniugale è stato assorbito da un altro reato, rubricato come “Violazione degli obblighi di assistenza familiare” (art. 570 c.p.). Allontanarsi da casa all’improvviso è pertanto assolutamente sconsigliabile.

Se la convivenza è diventata proprio insostenibile, prima d’interromperla è opportuno che:

  • in caso di accordo, i coniugi sottoscrivano una dichiarazione congiunta per il rilascio della casa coniugale (da compilare in duplice copia e conservare una ciascuno);
  • in caso di disaccordo, il coniuge uscente invii all’altro (preferibilmente per il tramite di un avvocato), a mezzo raccomandata A.R. presso la propria abitazione, una lettera di spiegazioni sulle ragioni dell’allontanamento. In tal modo il destinatario della comunicazione sarà messo in condizione di attivarsi in prima persona per la risoluzione della crisi. Va da sé che un atteggiamento passivo e prolungato legittimerà l’altro a trasferirsi altrove con la giustificazione del valido motivo.

È infine opportuno precisare che, mentre è possibile allontanarsi volontariamente dal domicilio domestico, ricorrendone i presupposti, cacciare di casa il coniuge è reato (Cassazione, quinta sezione penale, sentenza n. 40383 del 26 aprile 2012).

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