L’empatia, un ponte tra mediatore familiare e clienti

L'empatia, un ponte tra mediatore familiare e clienti

Il termine “empatia” ha acquisito nel tempo un’ampia gamma di significati, benché stia generalmente a indicare “la capacità di entrare all’interno dell’esperienza dell’altro”. Molti autori vi hanno attribuito accezioni diverse, definendola di volta in volta in base al loro modo di vederla e viverla. Solo per citarne alcuni, Rollo May la descrive come “uno stato d’identificazione nel quale ci sentiamo dentro l’altro in maniera così piena da perdere momentaneamente la nostra identità”; Lipps ne parla invece come di un “sentirsi in sintonia con l’oggetto”, sostenendo, in una concezione più specificamente psicologica, che “l’empatia è una partecipazione interiore alle esperienze vissute dagli altri”. Ma di cosa si tratta esattamente?

L’empatia è un’esperienza complessa. Come dice Jordan, si tratta di “una risonanza di sentimenti che produce una comprensione più precisa di sé, dell’altro e della relazione”. È un costituente fondamentale, basato sull’essere concentrati e protesi verso l’altro, per coglierne e capirne le comunicazioni e le azioni. Al riguardo è indicativo il pensiero di Rogers, che definisce l’empatia come il “percepire lo schema di riferimento interiore di un altro con accuratezza e con le componenti emozionali e di significato a esso pertinenti, come se una sola fosse la persona, ma senza mai perdere di vista questa condizione di come se. Significa perciò sentire la ferita o il piacere di un altro come lui lo sente, e percepirne le cause come lui le percepisce, ma senza mai dimenticarsi che è come se io fossi ferito o provassi piacere e così via” e che “se questa qualità di come se viene a mancare, allora lo stato è quello dell’identificazione”.

Da questo punto di vista l’empatia sostiene il mediatore nel suo lavoro di terzo super partes che ascolta, riformula, fa circolare i pensieri espressi e agevola lo scambio comunicativo. Uno dei compiti del mediatore consiste infatti nel creare un’alleanza con i clienti, stabilendo un legame basato sulla fiducia reciproca. In mediazione familiare questi ultimi hanno bisogno di essere compresi e di sapere che il mediatore crede in loro. Lavoreranno quindi con lui in un ambiente protetto, seguendo una modalità che li condurrà alla risoluzione autonoma delle proprie difficoltà. Nell’ambito di tale relazione l’empatia aiuta a chiarire pensieri, scoprire differenti prospettive e sviluppare nuovi comportamenti. Il mediatore, sintonizzato empaticamente su ciò che ha un significato emotivo ed esperienziale per i clienti, da un lato ne facilita l’espressione delle emozioni e dall’altro ne agevola l’individuazione degli obiettivi, guidandoli verso la messa in pratica di azioni più funzionali alla loro realizzazione.

L’essenza dell’empatia risiede nella capacità di comprendere l’altro in relazione al suo schema di riferimento interiore. In tal senso il mediatore deve evitare interpretazioni rappresentative di pensieri propri che possano andare oltre a ciò che i clienti hanno espresso (per esempio, aggiungendo qualcosa di qualitativamente diverso o attribuendo alle parole altri significati) per non privarli del loro potere di essere parte attiva nel percorso di mediazione familiare. È necessaria una corretta riformulazione della loro narrazione (epurata cioè di quelle parole che rischiano di essere ostacolanti per un buon ascolto) che permetta a ciascuno dei due di sentire e ascoltare ciò che l’altro esprime, facilitando l’instaurarsi di una comunicazione efficace e costruttiva, basata su uno scambio d’informazioni utili al raggiungimento di una soluzione comune, rispettosa dei bisogni reciproci emersi.

In quest’ottica l’ascolto efficace, altro strumento tipico del mediatore, si arricchisce di una nuova qualità, diventa empatico, si trasforma cioè in un ascolto aperto e ricettivo, che permette al mediatore di assorbire meglio ciò che sta ascoltando, cogliendo le parole al di là delle parole stesse. Il mediatore diventa esso stesso uno strumento per le parti, riformula ciò che ha sentito con altre parole, più leggere, più chiare, rendendo il pensiero espresso dall’uno di più facile ascolto e comprensione per l’altro. È necessario che le riformulazioni del mediatore non siano semplici parafrasi o riassunti di ciò che i clienti hanno espresso, ma riflettano la loro prospettiva, al fine di condurli verso un dialogo mutualmente empatico in cui entrambi possano affinare la comprensione dell’altro e sviluppare una comunicazione condivisa. Il mediatore esercita il suo ruolo di terzo neutrale e imparziale, tenendo sempre a mente la condizione del come se e non perdendo mai la propria identità.

In mediazione familiare l’empatia agevola la creazione di un contesto sicuro all’interno del quale i clienti si sentono protetti e liberi di esprimersi, senza la paura del giudizio. L’essere empatico del mediatore permette loro di riconoscersi come individui ricchi di potenzialità, creativi e capaci di trovare soluzioni valide per sé, oltreché – per conseguenza diretta – di riappropriarsi del ruolo di attori consapevoli dei propri bisogni, tornando a esercitare il potere decisionale sul proprio futuro, rafforzando il ruolo di genitori responsabili e operando le scelte di vita per i figli in un clima di rispetto e condivisione.

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Informazioni su Alessandra Lallai

Counselor e mediatrice familiare, perfezionata nella conduzione di gruppi di parola per figli di genitori separati. Da anni mi occupo dello sviluppo e della promozione, sia nell'ambito pubblico che in quello privato, di progetti di sensibilizzazione alla comunicazione e all'ascolto efficace come strumenti di gestione delle situazioni conflittuali e di prevenzione della dispersione scolastica e del bullismo. Propongo continuativamente colloqui di consulenza individuale, percorsi di crescita personale, interventi riabilitativi e di sostegno per minori inseriti in casa-famiglia, incontri di mediazione, gruppi di parola e laboratori di counseling espressivo, materia per la quale sono anche formatrice per master e corsi di aggiornamento professionale.