Separiamoci e non parliamone più… (o forse sì)

Separiamoci e non parliamone più... o forse sì

Finché stanno insieme, i coniugi si muovono nel quadro di un’organizzazione e di ritmi familiari dichiarati (o più semplicemente vissuti) all’interno dei quali si strutturano abitudini e routine. Ciascuno ricopre il proprio ruolo, secondo le dinamiche costruite all’interno della coppia e della famiglia, senza che nessuno debba preoccuparsi di chi farà cosa. Insomma tutto fluisce in modo naturale e, grazie alla comprensione empatica, in un’assenza pressoché totale di comunicazione verbale. Ma cosa cambia quando i coniugi si separano? Cosa accade quando la coppia non è più coniugale, ma “soltanto” genitoriale?

Accade che, paradossalmente, l’importanza della capacità di comunicazione tra i genitori aumenti. Così come aumenta in maniera esponenziale anche il danno connesso alla mancanza di dialogo circa tutto ciò che riguarda i figli. In molti si chiederanno: “Ma come, tra noi è finita perché non riuscivamo a comunicare e ora dovremmo imparare a fare proprio quello? Non è possibile…”. Difficile sì, certamente, ma non impossibile.

Vediamo allora in sintesi quali sono le azioni concrete da mettere in pratica per costruire una buona relazione genitoriale, indipendentemente dal fallimento di quella di coppia:

  • spostare il focus attentivo ed emotivo sui figli, chiedendosi quali siano i loro reali bisogni. Non si è più coniugi, ma si continua a essere genitori;
  • perseguire un’unica visione educativa con regole e obiettivi condivisi;
  • fare fronte comune, sempre e comunque. La mancanza di coesione genitoriale è per i figli fonte di disagio e confusione: non sanno più a chi fare riferimento, percepiscono una crepa nella coppia e spesso hanno la sensazione di esserne la causa;
  • prendere insieme le decisioni importanti, astenendosi da atteggiamenti prevaricatori, escludenti e/o di supremazia nei confronti dell’altro genitore;
  • organizzare tempi e spazi di frequentazione in modo chiaro e semplice, tenendo sempre presente la centralità dei figli in ogni scelta da compiere.

Trasformare tali azioni in veri e propri obiettivi permetterà alla coppia di spostare l’attenzione dai vissuti emotivi negativi, tipici del lutto legato alla separazione, a una visione progettuale positiva, ovvero la comune costruzione di un futuro sano e sereno per i propri figli, riducendo nel contempo quello spazio emotivo, generato dalla non comunicazione, in cui questi ultimi si trovano solitamente imbrigliati e che può favorire l’adozione di strategie disfunzionali quali l’uso strumentale di bugie e capricci.

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Informazioni su Michela Lauro

Psicologa psicoterapeuta a orientamento cognitivo-comportamentale e mediatrice familiare, esperta nel trattamento dei disturbi d'ansia (ansia generalizzata, attacchi di panico, fobie, ossessioni e compulsioni), dell'umore (depressione e disturbo bipolare) e delle difficoltà relazionali, in particolare tra partner e tra genitori e figli. Lavoro a Monza, dove mi occupo con continuità di sostegno psicologico e alla genitorialità, psicoterapia individuale, di coppia e di gruppo, percorsi ai quali - allo scopo di aiutare le coppie in fase di separazione, sposate e non, nella risoluzione del conflitto e nella riorganizzazione delle relazioni - ho da qualche anno affiancato anche la mediazione familiare.