Il dolore della separazione e l’EMDR

Il dolore della separazione e l'EMDR

È ormai opinione assodata che la separazione costituisca un evento dal potenziale stressogeno così elevato da rientrare nelle più conosciute scale di valutazione dei life events (Holmes e Rahe, Paykel e coll.). Chiaramente ogni persona ha una storia e un vissuto personale che determinano percorsi di separazione differenti: alcune coppie ci arrivano attraverso riflessioni condivise e scelte ponderate, per altre l’interruzione del rapporto giunge dopo stagioni di litigi e conflittualità, per altre ancora è frutto di una decisione unilaterale. Ma il deterioramento del legame di coppia è quasi sempre accompagnato da situazioni stressanti.

Il potenziale destabilizzante non riguarda solo la decisione di separarsi come evento unico, ma coinvolge l’intera gamma di esperienze emotivamente difficili che precedono e seguono la fine di una storia. Le conseguenze collaterali, come il cambio di residenza di uno dei partner, la modifica delle modalità e dei tempi di frequentazione dei figli, le variazioni reddituali, per non parlare dei cambiamenti comunicativi e relazionali tra ex partner e rispettive famiglie di origine, costituiscono ulteriori fonti di stress che si sommano alla dolorosa necessità di rielaborare il significato delle proprie scelte di vita e la propria identità.

Fortunatamente, dopo un’iniziale fase d’incredulità, negazione e sofferenza, l’individuo riesce a mobilitare una quota di risorse che gli permette di ritrovare un equilibrio soddisfacente. Di tanto in tanto, però, emerge un’incapacità di voltare pagina, di riprendere in mano la propria esistenza, di superare il dolore legato alla separazione. Si tratta di situazioni in cui la sofferenza soggettiva va ben oltre la fisiologica elaborazione della fine di un legame. La sintomatologia è molto più intensa e duratura, spesso accompagnata da pensieri intrusivi, disturbi del sonno, stati di costante tensione e iper-arousal, evitamento di stimoli (comportamenti, luoghi, contesti e/o persone) associati all’evento traumatico. La fissazione su alcuni elementi della separazione sembra precludere la possibilità di concentrarsi su altro e l’intera esistenza dell’individuo finisce per ruotare attorno a questa tematica.

In questi casi è possibile che le dinamiche stressogene della separazione s’innestino in modo particolare su pregresse caratteristiche di funzionamento dell’individuo, assumendo una valenza traumatica. I segnali più ricorrenti di questa dolorosa condizione sono i seguenti:

  • pensieri intrusivi, ossia ricordi involontari legati ai momenti di maggiore stress che si presentano all’improvviso, rinnovando disagio e sofferenza;
  • disturbi del sonno (fatica ad addormentarsi, sonno leggero, incubi e/o risvegli precoci);
  • evitamento di stimoli che richiamino alla mente la relazione con l’ex partner (per esempio frequentare i luoghi abituali e/o gli amici comuni), generando ansia;
  • difficoltà di concentrazione;
  • disagi somatici (problemi di stomaco, cefalea, tensione e/o stanchezza cronica);
  • disperazione e senso di vulnerabilità derivanti dalla non accettazione della separazione che impediscono alla persona di pensare al futuro in modo adeguato con il rischio conseguente di manifestare irritazione verso l’entourage familiare e amicale e/o indifferenza verso cose che in precedenza erano importanti.

Il sostegno psicologico può rivelarsi fondamentale per non cronicizzare la situazione di stallo e sofferenza. Occorre comunque dire che talvolta la “terapia della parola” può non essere sufficiente, specie quando i ricordi, proprio perché traumatici, vengono immagazzinati in memoria in modo particolare. Infatti, quando un individuo assiste o si trova a vivere un evento traumatico (una perdita, un conflitto molto aspro, la scoperta di un tradimento, ecc.), il ricordo connesso si “congela” nella mente nella sua forma ansiogena originale nello stesso modo in cui è stato vissuto. L’informazione “congelata” non riesce a essere elaborata naturalmente, come avviene per gli eventi di minore impatto (un’umiliazione subita, un litigio di poco conto, una piccola frustrazione, ecc.), e quindi rischia di continuare a condizionare in senso patologico il funzionamento dell’individuo. Nella fattispecie uno degli approcci terapeutici maggiormente riconosciuti è l’EMDR.

L’EMDR, acronimo di “Eye Movement Desensitization and Reprocessing”, nasce proprio come strumento terapeutico per favorire l’elaborazione del trauma. Si tratta di una metodologia, basata sul naturale processo neurofisiologico di elaborazione dell’informazione, che può essere integrata con altre forme di psicoterapia per aumentarne l’efficacia. Tale tecnica, che prende in considerazione tutti gli aspetti dell’esperienza stressante o traumatica, applica i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destra/sinistra all’immagine traumatica (per esempio il momento in cui il partner comunica la volontà di separarsi), alle convinzioni negative legate a essa (“Non sono meritevole di amore”) e al disagio emotivo e fisico del paziente (tristezza e sgomento, ma anche nodo alla gola e peso al petto). La stimolazione bilaterale, generando una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali, facilita a livello neurologico la rielaborazione del vissuto traumatico fino alla risoluzione dei condizionamenti emotivi. L’esperienza della separazione, una volta rielaborata, potrà essere utilizzata in modo costruttivo e integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.

In altri termini l’EMDR “desensibilizza” i ricordi traumatici, li rende cioè meno intrusivi e carichi di sofferenza, consentendo al paziente sia una ristrutturazione cognitiva capace di ridurre significativamente i sintomi sia una più rapida ripresa delle redini della propria esistenza con ricadute positive per il benessere proprio e dei propri figli.

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Informazioni su Erika Riva

Psicologa psicoterapeuta a orientamento breve focale integrato, esperta in psicodiagnostica ed EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) per la rielaborazione del trauma. Ho lavorato (e tuttora lavoro) in contesti pubblici e privati allo sviluppo di progetti legati all’osservazione e all’accompagnamento di famiglie problematiche, al parent training, alla presa in carico di adolescenti in condizione di disagio e di soggetti affetti da psicopatologie complesse. OItreché in libera professione, esercito in ambito psicogiuridico in qualità di consulente tecnico del tribunale (d'ufficio o di parte) o ausiliaria nei casi di separazione giudiziale, affidamento di minore, adozione, maltrattamento e/o nelle situazioni che necessitano una valutazione del danno alla persona (stalking, mobbing e bullismo). Ricevo a Milano.