Separazione: accusare, urlare, giudicare in presenza dei figli

Separazione: accusare, urlare, giudicare in presenza dei figli

Per molti genitori in fase di separazione perdere la pazienza e inveire contro il proprio partner è la regola. Ma sappiamo quali conseguenze può avere il nostro comportamento quando a farci da spettatori sono i figli? Ecco cosa ci ha risposto Nino il cuscino.

“Ciao, mi chiamo Nino, vezzeggiativo poco originale per un cuscino, se non fosse che tale nomignolo mi è stato amorevolmente conferito dalla piccolina di casa. Non ho conseguito alcun titolo accademico che giustifichi il merito di una mia produzione scritta sulla matrice aggressiva delle interazioni di coppia in presenza dei figli; tuttavia la naturale consistenza morbidosa di cui sono fatto culla una mia indole curiosa, intuitiva, adattiva. Divanato, poltronato o allettato che sia, consumo il mio ciclo vitale, sviluppando un impagabile super potere assorbente: catturo i deliziosi fumi enogastronomici provenienti dalla cucina (meno compiaciuto di quelli esalati dalle scarpe da ginnastica dei miei coinquilini adolescenti); filtro le stagionali variazioni climatiche con la precisione di un barometro e rilascio, attraverso la trama tessutale, le mie alternanze umorali (umidità, calore e mutamenti di sofficità) e avverto le tensioni in differenti punti nevralgici, muscolari e relazionali, degli umani che mi hanno adottato. Per questo vorrei sottoporre all’attenzione del lettore alcuni frutti del mio apprendimento coatto. Nello specifico ciò che mi sta particolarmente a cuore, ehm, volevo dire a piume, è il paradosso per cui i litigi violenti sul piano verbale e paraverbale si sviluppano all’interno di relazioni nate e cresciute come rapporti d’amore. Un esempio di premura a cui assisto e partecipo è quando un partner si prende cura dell’altro (sfiancato dalle fatiche quotidiane), adagiandomi delicatamente sulla nuca o sotto i calcagni, e investe sul piano emotivo-relazionale facendo del suo meglio…”.

La propensione all’accudimento reciproco segnala un’alleanza di coppia per la quale i genitori utilizzano il loro repertorio di comportamenti parentali e trasmettono ai figli una “base sicura” da cui staccarsi per esplorare l’ambiente circostante e a cui fare ritorno per ricevere conforto e rassicurazione, se spaventati, oppure per condividere gioie e successi esperienziali, incrementando una positiva immagine di sé. Gli scambi di fiducia, empatia e calore che intercorrono tra madre e padre contribuiscono alla costruzione mentale dei cosiddetti modelli operativi interni, ovvero rappresentazioni stabili del mondo e di sé che agiscono al di fuori della consapevolezza e tendono a organizzare le percezioni e le informazioni della realtà esterna, a selezionare l’attenzione e a regolare i processi emotivi e cognitivi.

“Tuttavia lo spazio domestico che abito è spesso anche teatro di aspri conflitti di coppia e l’esperienza mi ha insegnato a distinguere molto bene sulla mia pelle, ehm stoffa, la differenza tra la presa giocosa con cui vengo catapultato sulla testa del malcapitato – tra l’ilarità generale – e quella d’impeto rabbioso che mi scaglia contro un non ben identificato obiettivo d’arredo, quando va bene!”.

A fronte di problemi, disaccordi e malintesi le buone intenzioni – corroborate dalla convinta esclusività del proprio punto di vista – non sono sufficienti. I comportamenti aggressivi, reiterati abitualmente in seno alla coppia, deteriorano la qualità delle relazioni familiari: porte sbarrate all’ascolto, offese, minacce, umiliazioni, voce alta, manipolazioni, congiure più o meno sottili, violenze nel linguaggio, mancanza d’indulgenza, premi elargiti per accondiscendenza, silenzi colmi di rancore e disprezzo. Un’aggressione tra parti in relazione competitiva che mira alla distruzione dello scenario altrui, autostima compresa!

Bambini e adolescenti hanno imparato che ogni loro azione genera una risposta negli adulti e quindi a prestare particolare attenzione alle reazioni del padre e della madre. Appartiene all’infanzia la precoce scoperta di un allarmismo parentale di fronte al pianto della prole e una delle conseguenze di tale processo di apprendimento evolutivo è sentirsi responsabili delle reazioni negative dei genitori e della loro tensione. Gli atteggiamenti di potere e dominio, seppur indirizzati a un adulto, si ripercuotono negativamente sui figli che, sistematicamente, assistono ai maltrattamenti a danno dell’altro genitore. Così facendo, si procurano in loro svilimento, chiusura, senso di colpa, oltre a trasmettere giudizi, accuse e dubbi intorno alla percezione della famiglia come squadra capace di prestare aiuto, collaborazione e protezione di fronte a qualsiasi situazione. Un figlio, nel sentirsi responsabile dei pensieri, sentimenti e comportamenti altrui, si allontana dalla coscienza dei propri; è in gioco l’equilibrio mentale dei soggetti in crescita per i quali aumenta il rischio di sviluppare in età adulta disturbi depressivi, uso di alcool e droghe.

“In questi casi mi presto a un uso fonoassorbente delle spregievoli parole che, come fendenti, s’insinuano nelle viscere degli indifesi; di solito è sufficiente che le piccole mani mi posizionino sulla testa in direzione delle orecchie e che esercitino una leggera pressione sulla mia imbottitura, perché isoli il condotto uditivo e i suoni giungano ovattati e lontani… mai abbastanza, purtroppo…”.

Di fronte a scenari di questo tipo è evidente la necessità di un intervento di mediazione dei conflitti che, non vincolato ai soli casi di separazione o divorzio, operi per riattivare una comunicazione adeguata all’interno dei pattern relazionali, affinare la capacità di ascolto e negoziazione, riconoscere e contattare le proprie emozioni per comprendere che alla rabbia si può dare un senso senza agirla, scaricandola sull’altro. Questo significa discutere anche animatamente, essendo capaci di trattare e affrontare ciò che divide, tenendo dentro la relazione gli aspetti di differenza e considerando il conflitto come una risorsa che nasce dall’elaborazione della frustrazione generata dal confronto e dalle divergenze.

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Informazioni su Claudia Lepri

Mediatrice familiare, pedagogista e counselor in formazione. Lavoro a Bergamo nell'ambito della progettazione e conduzione di percorsi di approfondimento su tematiche di carattere psicopedagogico in contesti sia pubblici (in particolare quelli scolastici) che privati. Svolgo mansioni di assistente alla didattica e tutor nei corsi di specializzazione professionale in mediazione familiare. Da anni mi occupo di sostegno alla genitorialità, di relazioni familiari in situazioni di conflitto (soprattutto in vista e/o a seguito di separazione o divorzio) e di tutti gli eventi che mettono in crisi la stabilità del sistema famiglia (liti tra eredi, incomprensioni di genere e contrasti intergenerazionali).