Separazione e resilienza

Separazione e resilienza

Quando si parla di separazione, si sente spesso nominare la parola “resilienza”, termine che, pur richiamando alla mente vicende che minano l’esistenza della maggior parte delle persone (problemi, ostacoli e avversità), risulterà assai poco familiare.

Proviamo quindi a spiegare di cosa si tratta e in che modo può essere utile.

La resilienza deriva il suo nome dalla lavorazione dei metalli e può essere definita come la capacità che essi possiedono, se sottoposti a calore, di mutare forma, ma mai sostanza, fino a diventare completamente plasmabili, per poi tornare allo stato originale. La psicologia prima e le professioni di relazione d’aiuto poi hanno preso in prestito questo vocabolo così curioso, fino a farlo proprio, e lo hanno applicato a tutte quelle situazioni che per motivi diversi richiedono di cambiare, adattarsi, aggiornare i vecchi schemi di riferimento e svilupparne di nuovi per poter rispondere a una nuova condizione. Inevitabilmente la separazione è stata da subito e a pieno titolo tra queste. Le persone coinvolte nel processo separativo sono tante e ciascuna sperimenterà una propria forma di resilienza o, diversamente, scoprirà di non possedere tale capacità.

I primi a dover (o provare a) essere resilienti sono sicuramente i coniugi. Tante volte si dirà: “Una separazione sconquassa, stravolge, spazza via progetti e certezze…”. E altrettante ci si chiederà quanta forza serva per far fronte a tale rivoluzione. Ma ecco la prima curiosità: la resilienza non ha nulla a che fare con la forza, almeno non con quella comunemente intesa. Pensando alla resilienza non dovrebbe venire in mente una roccia quanto piuttosto e paradossalmente l’impasto di una torta… che strano! No, invece. Una roccia, nella sua imponenza e durezza, se sottoposta a frattura, cederà e cambierà, ma non sarà mai plasmabile. Ne uscirà, probabilmente, soltanto sbriciolata. L’impasto di una torta, al contrario, sarà cedevole, assumerà qualsiasi forma vorremo dargli, crescerà in cottura, sarà più o meno friabile. Saprà fare di sé stesso quello che la situazione richiederà, esattamente come chi vive una separazione in prima persona.

Si penserà spesso che la vita non sarà più la stessa. Quant’è vero… Sta tuttavia a chi la vive fare di questa particolare attitudine un valido strumento di cambiamento e, perché no, di ricostruzione. La coppia dovrà tornare a essere la somma di due individualità e per ciascuna dovrà saper trovare un tempo e uno spazio “altri”, scoprendone anche vantaggi e aspetti positivi. Allo stesso modo, anche come genitori, gli ex coniugi dovranno attualizzare alla nuova situazione i propri valori personali per condividere un unico modello educativo che sappia però declinarsi singolarmente. Ed ecco una seconda curiosità: la resilienza comporta un cambiamento, ma spesso il cambiamento non è che un disvelarsi di qualcosa d’insito in noi che non sapevamo di possedere, forse perché diversamente non aveva trovato spazio per essere espresso. Le madri potranno allora scoprirsi abili giocatrici di PlayStation e i padri sorprendersi a sorseggiare tè pomeridiani in compagnia di bambole e pupazzi con la consapevolezza di aver imparato ad assumersi ruoli inaspettati, oltreché saputo valorizzare aspetti di sé che non conoscevano. Non tutto è perduto, dunque.

A loro volta i figli potranno sviluppare questa capacità non solo “reinventando” la realtà familiare che avevano immaginato, ma anche gestendo ogni giorno, ogni settimana, tempi e spazi diversi con ciascun genitore. Al riguardo ecco un’ulteriore curiosità: i figli, anche se piccolissimi, sono abili resilienti! I bambini, per natura, hanno bisogni semplici da cui non si può prescindere, nemmeno in caso di separazione: amore, riconoscimento e potenziamento delle proprie abilità, regole. Bisogni che, sebbene in maniera differente, i genitori sapranno “resilientemente” soddisfare, permettendo ai figli di attivare la resilienza necessaria a trovare il proprio posto in questa nuova dimensione.

Anche i nonni e i familiari, attori non protagonisti della separazione, potranno a loro modo essere resilienti, cedendo sulla mancata aderenza ad aspettative personali sulla coppia, ma anche e soprattutto mettendo da parte giudizio e interventismo in favore dei nipoti. Così facendo, rappresenteranno un valido sostegno nella ricostruzione di un “dopo” che, seppur con fatica e dolore, è assolutamente possibile. Agli anziani il compito potrà risultare più impegnativo, ma ecco l’ultima curiosità: la resilienza non ha età.

Pochi sanno come nasce una perla. Essa prende vita da una ferita causata da qualche granello di sabbia che, intrufolatosi all’interno dell’ostrica, provoca all’alveo una profonda infiammazione. L’ostrica soffre, eppure da questo dolore, attraverso un semplice processo biochimico, viene alla luce questo gioiello, ai nostri occhi così perfetto. Con la separazione e il lutto che l’accompagna accade un po’ la stessa cosa: dalla sofferenza, dai sentimenti di rabbia e impotenza, dal cambiamento coatto potranno generarsi nuove opportunità di crescita che permetteranno non solo un arricchimento dell’esperienza personale e genitoriale, ma anche prospettive di trovare in quel “dopo” qualcosa d’altro in cui riporre speranze, sogni e progettualità.

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Informazioni su Silvia Carcasci

Mediatrice familiare e conduttrice di gruppi di parola, esperta in gestione del conflitto e facilitazione della comunicazione. Da sempre interessata ai temi della separazione e del divorzio, ho maturato negli anni una formazione versatile che mi permette di fornire assistenza a 360 gradi, assicurando sia la salvaguardia del rapporto tra ex coniugi nell'esercizio della loro funzione genitoriale sia la tutela emotiva, psicologica e relazionale dei figli. Lavoro a Firenze, dove tengo percorsi di mediazione familiare per coppie e gruppi di parola per adulti e bambini, attività impreziosita da un costante e quotidiano impegno in ambito formativo: dagli incontri di orientamento ai seminari per genitori, passando attraverso iniziative di sostegno a specifiche categorie di utenti tra cui partner, parenti e amici di persone omosessuali e transgender.