Separazione, quando lo specchio dei genitori diventa prigione per i figli

Separazione, quando lo specchio dei genitori diventa prigione per i figli

La separazione pone inevitabilmente i figli di fronte a un dilemma: come voler bene a mamma e papà – che hanno smesso di amarsi e magari vorrebbero non vedersi più – senza “tradire” o ferire uno dei due? Garantire ai bambini continuità di affetto, educazione e cure, evitando di costringerli a scegliere uno dei genitori, è la principale responsabilità degli adulti. Il compito è tutt’altro che semplice.

Il genitore collocatario può infatti sviluppare una serie di paure riguardo alla relazione con i figli, che trova ragione di essere nella difficoltà dell’adulto di distinguere ciò che appartiene alla relazione coniugale da ciò che rientra in quella genitoriale. In particolare il timore, convertito in una sensazione di quasi certezza, che chi ha “tradito” la coppia e il patto emotivo su cui il legame si fondava possa “tradire” anche i figli. È come se il genitore collocatario si riconoscesse in loro e anticipasse i comportamenti di quello non collocatario, dandone una lettura che è influenzata da suoi vissuti ed esperienze precedenti. Ne deriva una propensione del genitore collocatario ad avvicinare a sé i figli, facendone i propri alleati, che trova la sua massima espressione nel non perdere occasione di sottolineare la propria bravura nei compiti di accudimento e/o nello screditare quello non collocatario, soffermandosi costantemente su difetti e mancanze, per mettere i figli nella posizione di giudici rispetto ai suoi comportamenti “sbagliati” (non pagare il mantenimento, non telefonare, non interessarsi della loro quotidianità, ecc.). La reiterazione di tale approccio può spingere i bambini a identificarsi con l’uno al punto da assumere il suo stesso atteggiamento nei confronti dell’altro.

Il rischio per i figli è quello di apprendere modalità relazionali disfunzionali, caratterizzate da un lato da vissuti di forte dipendenza dal genitore con cui s’identificano (stesso modo di pensare, medesimo atteggiamento, identici gusti, uso del “noi” per riferire esperienze o avvenimenti che riguardano il genitore e non loro), dall’altro un atteggiamento di distanza, fantasie di abbandono e un senso di sfiducia nei confronti della relazione con il genitore non collocatario. E non è raro che i figli sviluppino una funzione “adulta” e “genitoriale”, prendendosi emotivamente cura del genitore con cui vivono, comportandosi come se fossero loro gli adulti, anche se poi in alcune situazioni mostrano tratti molto infantili. Questo atteggiamento può essere frainteso dai genitori e scambiato per capacità di autonomia del bambino, anziché essere letto come espressione del suo bisogno di controllare una relazione che non è in grado di rassicurarlo affettivamente rispetto alla preoccupazione di perdita e abbandono da parte di entrambi i genitori.

I comportamenti e gli atteggiamenti posti in essere dai genitori rappresentano un fattore determinante per il buon adattamento dei figli alla separazione. Alcuni di questi, e in particolare quelli indicati di seguito, hanno un peso maggiore rispetto agli altri, perché maggiormente influenzano le loro reazioni:

  • tenere distinta la relazione coniugale da quella genitoriale: il genitore deve riuscire a compiere dentro di sé la separazione emotiva dall’ex coniuge, affinché il piano della genitorialità non risulti condizionato da interferenze che riguardano quello della coniugalità. I figli hanno bisogno di rapportarsi con un genitore, non con un’ex moglie o un ex marito;
  • favorire la bigenitorialità: i figli devono essere messi in condizione di poter accedere a entrambi i genitori. Essi hanno il diritto di avere una mamma e un papà che si occupino di loro in maniera equilibrata, senza ostruzionismi da parte dell’una e/o dell’altro. A tal fine gli adulti devono sforzarsi di riconoscere e legittimare le reciproche capacità genitoriali;
  • evitare (e scoraggiare) le alleanze: i figli possono essere molto protettivi verso gli adulti al punto da allearsi quando sentono che un genitore sta soffrendo. È quindi opportuno che i genitori impongano un limite preciso non appena questi iniziano a mettere il naso in questioni che non li riguardano.
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Informazioni su Fabiana Micheluzzi

Psicologa psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale e mediatrice familiare, esperta in psicodiagnostica forense, criminologia, consulenza tecnica e perizia psicologica. Da anni impegnata nel sociale con soggetti a rischio di disagio, ho maturato competenze specifiche nell'accompagnamento dell'individuo, della coppia e della famiglia nei momenti critici della vita. Lavoro a Padova, dove mi occupo di sostegno psicologico e alla genitorialità, psicoterapia e mediazione familiare in fase di separazione e divorzio con un approccio orientato alla tutela di due diritti fondamentali: quello dell'adulto di continuare ad avere fiducia in se stesso e nei rapporti di coppia e quello del bambino di veder preservato il proprio legame con i genitori.