Mediazione familiare, un’opportunità tra transizione e rigenerazione del legame

Mediazione familiare, un'opportunità tra transizione e rigenerazione del legame

La mediazione familiare, intesa come strumento di promozione – sull’asse della genitorialità – della cooperazione della coppia in fase di separazione, perseguendo una “rottura senza perdente”, si configura come intervento paradossale. Nel momento in cui tutto è interrotto, spezzato, sottratto, si chiede di vedere, riconoscere e valorizzare ciò che lega, unisce, avvicina: la genitorialità e l’amore condiviso per i figli, eredità irrespingibile del progetto di vita iniziale.

Nel corso della mediazione familiare “s’incoraggia la cooperazione anziché la competizione, l’ascolto dell’altro e il rispetto dei suoi bisogni (…), la divulgazione delle informazioni piuttosto che l’inganno, la risoluzione congiunta dei problemi piuttosto che quella individuale, uno sguardo sul futuro piuttosto che sul passato” (Babu, 1999). Si chiede cioè d’investire sulle risorse per approdare a una soluzione fondata sul rispetto e la valorizzazione di quella “quota di coniugalità” che permane e chiede di permanere, attraverso il legame condiviso e forte con i figli. In tal senso “la mediazione familiare non costituisce soltanto una valida tecnica per la costruzione di accordi equamente negoziati, bensì assume la valenza di un rituale di rigenerazione del legame” (Scabini e Rossi, 2003), ossia un’opportunità per elaborare la propria storia, orientando la ricerca al valore della relazione, senza per questo negare il dolore che la frattura comporta.

Per tale ragione la mediazione familiare ha non solo un’efficacia meramente pragmatica nella maturazione di scelte condivise, ma svolge anche una preziosa funzione “terapeutica”, sottraendo i coniugi alla disperazione della rottura e mettendoli in condizione di portare in salvo quella quota di legame che la separazione non può spezzare, cioè quella genitoriale. Una forma d’intervento – per certi versi assimilabile a un rito di passaggio e trasformazione – che sancisce la svolta introdotta dalla separazione, permettendo nel contempo ai genitori di prendere le distanze da forme distruttive di gestione del disaccordo per lasciare spazio a una possibilità di riconoscere, nonostante il lutto e la rabbia, il valore del legame come risorsa. “Mentre il legame familiare pare sepolto dalla conflittualità e dal rancore connesso alla separazione, l’intervento del mediatore ha l’obiettivo di estrarre dalle macerie ciò che di buono il legame ha potuto generare nel tempo (la genitorialità) per rilanciarla nel futuro e dare la possibilità di prendersene cura in maniera generativa” (Regalia, 2003).

Questo articolo è stato pubblicato in ADR e dintorni e taggato come , , , , , il da

Informazioni su Carla Mazzoleni

Psicologa psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale, pedagogista e mediatrice familiare, esperta in conduzione di gruppi di genitori separati. Da anni svolgo attività clinica presso enti pubblici e privati nell'ambito della separazione e del divorzio (crisi di coppia, sofferenza dei figli coinvolti nel confitto e PAS) e perizie nei procedimenti per la definizione delle condizioni di affidamento dei minori. Ho avviato e coordinato i servizi di mediazione familiare dei Comuni di Cologno Monzese, Peschiera Borromeo e San Donato Milanese. Dal 2000, inoltre, sono docente di discipline psicologiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, oltreché autrice di numerose pubblicazioni sui temi psicosociali inerenti ai processi di comunicazione e le dinamiche interpersonali.