L’amore perduto, attaccamento e relazione di coppia

L'amore perduto, attaccamento e relazione di coppia

L’instaurarsi di una relazione intima implica, fin dal suo inizio, il rischio della delusione e del fallimento, perché ogni individuo porta nel suo legame significativo aspettative, bisogni e desideri connaturati al vissuto di ogni essere umano. L’attrazione reciproca e il desiderio sessuale costituiscono gli stimoli iniziali alla formazione di una coppia, ma ben presto devono fare spazio ai bisogni di conforto, reciproca cura e sicurezza, in quanto biologicamente predeterminati e funzionali a una relazione appagante e sicura.

Nel percorrere il sentiero della vita in coppia siamo protesi alla realizzazione dei nostri sogni migliori. Ciononostante dobbiamo prima o poi fare i conti con la realtà che riguarda il mondo interiore del nostro partner e con la nostra modalità di dare e ricevere amore. Questa modalità è influenzata dalle memorie emotive e dalle convinzioni che abbiamo costruito su noi stessi e sul mondo, che si sono nutrite delle esperienze affettive vissute nell’interazione con le nostre figure di attaccamento: madre, padre, nonni e tutti gli adulti significativi che hanno svolto nella nostra vita un ruolo di presenza, accudimento e cura.

Questi modelli rappresentazionali, che lo psicologo e psicoanalista britannico John Bowlby ha definito “modelli operativi interni” e di cui tutti siamo portatori inconsapevoli, orientano i nostri vissuti emotivi, la scelta del partner e l’evoluzione del rapporto affettivo con la persona amata e i figli. Ciò implica che, se il nostro programma affettivo è orientato da una “mappa emotiva” costruita su vissuti di deprivazione, abbandoni e solitudine, le nostre esperienze saranno condizionate, sia pure in misura variabile, dalla paura, dall’ansia e dalla sfiducia, anziché da una modalità assertiva e realisticamente fiduciosa nei confronti delle relazioni umane (o più in generale della vita) e dalla consapevolezza di essere degni d’amore.

Le ricerche al riguardo confermano che – indipendentemente dalle differenze di genere che possono condizionarne le modalità espressive e comportamentali – individui con rappresentazioni mentali negative correlate a un attaccamento di base insicuro si sentono facilmente incompresi, temono di non essere amati e di poter essere abbandonati, sono dubbiosi circa il proprio valore e manifestano frequentemente comportamenti che confermano scarsa fiducia in se stessi, tra questi la gelosia, la tendenza al possesso, il disimpegno affettivo e, nei casi più gravi, la violenza e l’abuso. Al contrario coloro che hanno interiorizzato nel proprio cammino evolutivo un attaccamento sicuro sono maggiormente disponibili al compromesso nella vita di coppia, sono più flessibili e fanno naturalmente ricorso a strategie costruttive che riflettono l’esigenza primaria di promuovere la qualità della loro relazione, anziché soddisfare gli interessi personali e i propri bisogni. Anche la separazione in questa tipologia di coppie, al di là dell’inevitabile sofferenza, non produce esiti conflittuali e/o lacerazioni profonde, in quanto i partner possono attingere alle risorse interiori positive maturate in rapporti affettivamente appaganti, in un’atmosfera familiare serena e in relazioni sociali autentiche e gratificanti.

Le persone sono inconsapevolmente attratte da partner che hanno convinzioni molto simili circa l’intimità e la possibilità di dipendere dagli altri e pertanto tendono a prediligere compagni che convalidino l’interazione dei propri modelli relazionali acquisiti. Tuttavia la coppia è un sistema bidirezionale aperto basato sulla reciprocità che permette ai partner di modificare, in itinere, i rispettivi modelli relazionali. Vale a dire che un patto iniziale implicito, costruito su programmi disfunzionali interiorizzati (di uno o di entrambi i partner), può essere aggiornato e revisionato in modo da corrispondere a nuove istanze evolutive. Talvolta tale bisogno di cambiamento nasce dall’incombente percezione del rischio di rottura della propria relazione intima o, in una fase di rinascita, a seguito di una separazione già vissuta.

La difficoltà a riorientare il proprio comportamento affettivo nella sfera intima può quindi essere una manifestazione di come abbiamo vissuto gli attaccamenti e le separazioni nella prima infanzia. Quando il contatto con i bisogni del bambino che siamo stati si è interrotto a causa di eventi che hanno generato in noi disorientamento, deprivazione, frustrazione e angoscia, è necessario ricostruirlo, prendersi cura della ferita emozionale e liberare le emozioni del passato; in questo si concretizza buona parte del lavoro terapeutico. Solo nel “qui e ora” possiamo scegliere di dare voce a quel bambino, ormai diventato adulto, che rivendica il desiderio di vivere una condizione di benessere emozionale per poter così accedere a una vita di coppia soddisfacente e pienamente generativa.

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Informazioni su Olimpia Degni

Psicologa psicoterapeuta a orientamento psicodinamico, perfezionata in consultazione clinica in età evolutiva ed esperta in psicodiagnostica forense, consulenza tecnica, perizia psicologica ed EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), approccio terapeutico per il trattamento del trauma e dei sintomi correlati. Lavoro a Vicenza, dove da diversi anni collaboro attivamente con istituzioni pubbliche e private alla promozione di progetti di prevenzione e contrasto all'abuso, al maltrattamento e alla violenza su donne e minori. Sono perito del Tribunale Ecclesiastico Regionale Triveneto, oltreché fondatrice e presidente di Artemides, centro studi e ricerche per lo sviluppo del potenziale umano e la promozione del benessere psicofisico.