Il conflitto di lealtà

Il conflitto di lealtà

Chi sta vivendo la separazione, al pari di coloro che ne hanno già una alle spalle, avrà certamente sentito parlare del conflitto di lealtà. Ma sappiamo darne una definizione? Ne conosciamo l’origine? Siamo in grado di riconoscerlo?

Proviamo a rispondere in modo chiaro e semplice.

COS’È IL CONFLITTO DI LEALTÀ

Considerando la famiglia una struttura relazionale fondata sul legame triangolare padre-madre-figlio, il conflitto di lealtà può essere definito come il sentimento doloroso che i figli sperimentano quando per effetto della separazione l’equilibrio di tale legame viene meno, mettendoli nella scomoda posizione di sentirsi costretti ad allearsi con un genitore contro l’altro.

PERCHÉ NASCE

Con la separazione mamma e papà si fanno carico di una grande responsabilità: trasmettere ai figli il messaggio che gli è permesso continuare ad amare entrambi e che possono manifestare liberamente il loro amore sia all’uno che all’altro. Quando i genitori restano concentrati sulla tutela dei propri esclusivi interessi (o, peggio, coinvolgono i figli nella condivisione della rabbia verso l’ex coniuge) e tale messaggio non passa, i figli tendono a censurare, a disapprovare o a far ricadere tutta la “colpa” della separazione su uno dei due. È in questo buco educativo che il conflitto di lealtà trova il suo motivo di esistere, perché, indipendentemente dalle ragioni di ciascuno, i figli sentono di appartenere sia alla mamma che al papà.

COME RICONOSCERLO

Prevedere le reazioni dei figli alla separazione dei genitori è molto difficile, poiché le variabili in gioco sono molteplici. È però possibile individuare alcuni atteggiamenti-spia che in relazione all’età dei figli permettono di riconoscere il conflitto di lealtà:

  • fino ai 5 anni risentono fortemente dell’ansia da separazione. L’allontanamento di una delle figure di accudimento (generalmente il papà) ha quindi un’incidenza significativa sul loro comportamento con apertura di ampi varchi all’insorgenza di malumore, rabbia, irritabilità, sensi di colpa e/o bisogno di vicinanza dell’adulto, reazioni che, se non adeguatamente “controllate” dai genitori, possono indirizzarli verso la scelta di uno dei due;
  • dai 6 agli 8 anni percepiscono con maggiore intensità l’assenza del genitore non collocatario. Tuttavia, pur provando un crescente senso di lealtà nei confronti di quest’ultimo, rimangono incerti sull’opportunità di schierarsi, spesso manifestando il loro disagio attraverso un’accresciuta aggressività verso il genitore presso cui sono collocati;
  • dai 9 ai 12 anni tendono a essere estremamente leali, propensione che può spingerli talvolta a schierarsi con uno dei genitori, talaltra a esprimere la volontà (mediata dal confronto con gli amici, figure di riferimento sempre più importanti per la loro maturazione sociale) di trascorrere la stessa quantità di tempo con entrambi;
  • dai 13 ai 18 anni tendono ad attribuire la responsabilità della separazione a uno solo dei genitori, esprimendo la loro rabbia attraverso continui litigi con quello collocatario. Non è inoltre infrequente che per sottrarsi al conflitto di lealtà i figli rinuncino alla relazione con entrambi, chiudendosi in se stessi e/o ritagliandosi momenti di distacco da mamma e papà (per esempio rifugiandosi nella propria stanza oppure trascorrendo molto tempo fuori casa con gli amici).
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Informazioni su Ramona Calzi

Psicologa e psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale, perfezionata in sostegno alla genitorialità e consulenza tecnica di parte nei procedimenti di separazione e divorzio. Da anni mi occupo di terapia individuale, di coppia e familiare, conducendo gruppi di genitori per la gestione delle problematiche connesse alla crisi del sistema famiglia (rafforzamento delle competenze genitoriali, contenimento del conflitto, comunicazione con i figli, ecc.). A latere della normale attività clinica collaboro con il Servizio Inserimento Lavorativo Disabili della Provincia di Parma, esperienza che mi ha permesso nel tempo di acquisire competenze specifiche nell'area della disabilità e delle devianze.