La sindrome da alienazione genitoriale

La sindrome da alienazione genitoriale

Si chiama “sindrome da alienazione genitoriale”, non è ufficialmente riconosciuta dalla comunità scientifica, eppure può giocare un ruolo importante nei procedimenti giudiziari per la regolamentazione dell’affidamento dei figli.

Inquadriamola sinteticamente.

COS’È LA SINDROME DA ALIENAZIONE GENITORIALE

La sindrome da alienazione genitoriale (meglio nota come PAS, acronimo di Parental Alienation Syndrome) è un disturbo, teorizzato dallo psichiatra forense statunitense Richard Alan Gardner, che insorge nel contesto delle controversie di separazione e divorzio e che porta i figli a perdere contatto con la realtà degli affetti. Essa è il risultato della combinazione di una programmazione (lavaggio del cervello) perpetrata con un comportamento sottile e subdolo dal genitore indottrinante (cd. alienante) e del contributo dato dal bambino, inconsciamente sollecitato a esporsi, all’ingiustificata denigrazione del genitore bersaglio (cd. alienato).

QUALI SONO I SINTOMI…

I sintomi primari che caratterizzano la PAS sono otto:

  • campagna di denigrazione: il bambino manifesta nei confronti del genitore alienato un atteggiamento critico e accusatorio continuo e insistente, una forma di mancanza di rispetto che non viene mai messa in discussione dal genitore alienante, anzi spesso favorita e incoraggiata. “Tuo figlio ti ha appena detto che non ti sopporta più, la vuoi capire che devi andartene fuori dai piedi?”;
  • razionalizzazione debole: il bambino spiega il suo rifiuto verso il genitore alienato, fornendo giustificazioni illogiche, insensate o anche solamente superficiali. “Mi ha fatto raccogliere la carta che avevo buttato per terra”;
  • mancanza di ambivalenza: nella descrizione del bambino un genitore (quello alienante) è del tutto privo di difetti, mentre all’altro (quello alienato) non è riconosciuto alcun pregio. “La mamma non sbaglia mai”, “Quello là (il padre) parla, parla e non conclude niente”;
  • fenomeno del “pensatore indipendente”: il bambino sottolinea che tutto ciò che dice e/o fa rappresenta il suo volere, non condizionato dal genitore alientante. “Sono io che non voglio vederti più, la mamma non c’entra niente”;
  • appoggio automatico al genitore alienante: il bambino accoglie come valide unicamente le affermazioni del genitore alienante, a danno di quelle del genitore alienato, prima ancora di averle ascoltate o comprese. “Se la mamma l’ha detto, vuol dire che è giusto così”;
  • assenza di senso di colpa”: il bambino prosegue la sua campagna denigratoria senza manifestare alcun dispiacere per la sofferenza del genitore alienato, che ritiene “colpevole” e quindi meritevole della “giusta punizione”. “Non m’interessa affatto che soffra perché non voglio andare da lui; vada dove vuole, ma senza di me! “;
  • scenari presi a prestito: il bambino utilizza espressioni verbali suggerite dal vocabolario adulto che non corrispondono al suo sviluppo cognitivo e di cui spesso non conosce neppure il reale significato. “Se affrontassi i problemi in modo più razionale, ti darei maggiore ascolto” (bambino di sei anni);
  • “estensione dell’ostilità”: il bambino inizia a coinvolgere nell’alienazione la cerchia di affetti del genitore alienato (famiglia, amici e nuove relazioni affettive). “I nonni sono vecchi, di cosa parliamo?”, “Con i tuoi amici mi annoio”, “La tua fidanzata è insopportabile”.

…E QUALI LE POSSIBILI CONSEGUENZE

La PAS è una vera e propria forma di violenza emotiva, capace di produrre – sia nel presente che nel futuro dei bambini coinvolti – significative conseguenze psicologiche e comportamentali tra cui, a titolo esemplificativo, esame di realtà alterato, problemi nel rapporto con l’autorità, problemi scolastici, narcisismo, indebolimento della capacità di provare simpatia ed empatia, limitazioni nello sviluppo delle capacità sociali e cognitive, bassa autostima, dipendenza emotiva e affettiva, disturbi alimentari, del sonno e dell’attenzione, iperattività, depressione, problemi sessuali, condotte borderline e autolesive, egocentrismo, psicosi (paranoia, schizofrenia, ecc.) e/o psicopatologie legate all’identità di genere.

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Informazioni su Ramona Calzi

Psicologa e psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale, perfezionata in sostegno alla genitorialità e consulenza tecnica di parte nei procedimenti di separazione e divorzio. Da anni mi occupo di terapia individuale, di coppia e familiare, conducendo gruppi di genitori per la gestione delle problematiche connesse alla crisi del sistema famiglia (rafforzamento delle competenze genitoriali, contenimento del conflitto, comunicazione con i figli, ecc.). A latere della normale attività clinica collaboro con il Servizio Inserimento Lavorativo Disabili della Provincia di Parma, esperienza che mi ha permesso nel tempo di acquisire competenze specifiche nell'area della disabilità e delle devianze.