Separazione, le cinque fasi del lutto

Separazione, le cinque fasi del lutto

Il lutto rappresenta una delle sfide più impegnative che un individuo possa affrontare nel corso della vita. “È il sentimento d’intenso dolore che si prova per la perdita, in genere, di una persona cara” (Wikipedia), non intendendo necessariamente la morte. In letteratura, infatti, si parla di “lutto” anche a proposito della separazione. Il termine “elaborazione del lutto” fa invece riferimento al lavoro di elaborazione emotiva dei significati, dei vissuti e dei processi sociali necessario a interiorizzare l’ex partner come parte del proprio mondo interiore e a uscire dallo stato depressivo conseguente alla perdita.

Il modello di elaborazione del lutto più noto in psicologia prevede cinque fasi che, in base all’intensità del legame affettivo, alle modalità della perdita e a diversi fattori protettivi o di rischio, possono avere durata e complessità variabile.

Vediamole una per una in modo schematico.

1. FASE DELLA NEGAZIONE

“Non posso crederci”, “Non sta succedendo davvero”. Nella prima fase la persona tende a negare la perdita. Il rifiuto della realtà può essere considerato un meccanismo di difesa che ha la funzione di risparmiare alla persona una sofferenza oltre misura.

2. FASE DELLA RABBIA

“Non è giusto”, “Cos’ho fatto di male per meritarmi questo?”. Durante la seconda fase la persona sperimenta la rabbia per la perdita, vissuta come ingiustizia. Si tratta di un passaggio molto delicato dell’iter psicologico e relazionale che può coincidere con il momento di massima richiesta di aiuto oppure con il suo esatto contrario (chiusura totale e ritiro in se stessi).

3. FASE DELLA CONTRATTAZIONE

“Superare questo momento mi renderà più forte”, “Se ne esco, giuro che non farò più gli stessi errori”. La terza fase è quella in cui la persona inizia a prendere atto dell’irreversibilità della perdita e a ipotizzare, pur nell’alternanza di momenti di sconforto e speranza, modi e strategie per riprendere il controllo della propria vita, valutando quali siano le risorse su cui poter contare e i nuovi progetti su cui investire le proprie capacità di resilienza.

4. FASE DELLA DEPRESSIONE

“La mia vita è un inferno”, “Non c’è via d’uscita”. La quarta fase reca con sé un’autentica presa di coscienza della perdita. La persona si sofferma su tutto ciò che non può più condividere con l’ex partner, amplificando involontariamente il livello di sofferenza e generando un circolo vizioso che induce a uno stato di vera e propria depressione. Sintomi tipici del momento sono mal di testa, aumento o perdita del peso corporeo, incapacità di concentrarsi, irritabilità, insonnia o eccessiva sonnolenza, rabbia, frustazione, tristezza persistente e volontà di isolarsi.

5. FASE DELL’ACCETTAZIONE

“È andata così”, “È ora di voltare pagina”. La quinta e ultima fase coincide con la conclusione del processo di elaborazione del lutto. Nonostante possa ancora incorrere in stati emotivi di rabbia e depressione (sebbene in forma decisamente minore rispetto alle fase recedenti), la persona è pronta a dare un senso a quanto è successo, a inscriverlo nell’ordine naturale delle cose, ad accettare la perdita e a considerare la possibilità di un progetto di vita autonomo, guardando al futuro con rinnovato entusiasmo.

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Informazioni su Maria Teresa Bertè

Psicologa psicoterapeuta a orientamento cognitivo-comportamentale in formazione, esperta in psicologia giuridica. Lavoro come consulente tecnico di parte in ambito civile e penale, occupandomi prioritariamente di affidamento genitoriale e audizione protetta nei casi di presunti maltrattamenti e/o abusi sessuali sui minori. Dal 2012 collaboro con il Telefono Rosa di Piacenza, offrendo sostegno psicologico alle donne vittime di violenza e progettando interventi di prevenzione e formazione rivolti a studenti, insegnanti e genitori sulle tematiche della violenza di genere. Nella libera professione svolgo attività clinica di sostegno alla genitorialità e psicoterapia individuale e di coppia.