Nella “terra di mezzo”, ruolo e confini del nuovo partner

Nella "terra di mezzo", ruolo e confini del nuovo partner

“Siamo a tavola, mi dà fastidio che il figlio della mia compagna mangi con le mani”, “Dico qualcosa al bambino e la mamma replica che all’educazione dei suoi figli ci pensa lei”. Non è una posizione comoda quella occupata dal nuovo partner di un genitore separato. Si muove in una “terra di mezzo” in cui si sta formando un nuovo progetto di coppia che è inevitabilmente legato, attraverso l’esistenza di un figlio, a un’altra persona e a un’altra famiglia. Il riferimento è a quei nuclei familiari in cui convivono una coppia e i bambini che uno dei partner ha avuto da una precedente unione e a quelli in cui, pur non sussistendo una vera e propria convivenza, il nuovo partner partecipa in modo significativo alla vita dei bambini dell’altro. Di fronte alla complessità e all’incertezza che caratterizza tali realtà è opportuno definire in modo chiaro ruolo e confini del nuovo partner, affinché quest’ultimo possa trovare un suo spazio senza che il genitore si senta “rimpiazzato” nella propria funzione genitoriale.

Chiariamo innanzitutto che nella separazione la responsabilità della cura e dell’educazione dei figli spetta ai genitori: sono loro che devono farsi garanti della continuità di un modello di valori comune, accompagnandoli nella crescita e affiancandoli nelle scelte importanti. È tuttavia inverosimile pensare che il nuovo partner non abbia alcuna influenza sull’educazione dei bambini in quanto la sua presenza, il suo comportamento e i suoi atteggiamenti di per se già rappresentano un modello alternativo. Una coppia, in cui almeno uno dei due è un genitore separato, costituisce un nucleo familiare dotato di una propria unicità e, dal momento che sono le persone a dare significato alle relazioni, è importante che tutti s’impegnino nella definizione e nel rispetto di regole condivise, affinché questa nuova realtà possa trovare nel tempo una propria identità e un proprio equilibrio. Il buon esito di tale processo dipende dalla capacità degli adulti di non lasciare nulla d’implicito, di compiere continue negoziazioni rispetto ai reciproci ruoli e d’informare esplicitamente i bambini.

Vediamo ora quali sono le dinamiche che influenzano il comportamento dei soggetti coinvolti e perché è fondamentale definire in modo chiaro ruolo e confini del nuovo partner.

IL GENITORE SEPARATO

La separazione è un evento che mina le certezze dell’adulto sia sul piano della relazione sentimentale sia su quello della genitorialità. E i sensi di colpa che il genitore tende a sviluppare nei confronti dei figli per ciò di cui la separazione può privarli certo non aiutano. Da queste premesse consegue un significativo senso d’insicurezza che può indurre il genitore a entrare in competizione con il nuovo partner e a vivere a livello personale ogni parola detta da quest’ultimo. La sensazione di sentirsi in difetto si accompagna al bisogno di sottolineare il proprio ruolo nei confronti dei figli – “Sono io tua madre”, “Sono io tuo padre” – come per ricordarlo a se stessi e, in qualche modo, autolegittimarsi. Chiarire ruolo e confini del nuovo partner all’interno del nucleo familiare ricostituito è importante, perché permette al genitore di sentirsi sicuro della propria funzione genitoriale e di riconoscere l’altro come soggetto da cui ricevere un sostegno nei momenti di difficoltà e nelle situazioni che via via si presentano.

IL NUOVO PARTNER

È indubbio che il nuovo partner non può e non dev’essere il sostituto del genitore. Va però detto che spesso si trova a condividere la quotidianità con bambini non suoi con un ipercoinvolgimento dovuto in alcuni casi a una personale assunzione di responsabilità (come se la creazione di una famiglia rispondesse a un proprio bisogno di cura e accudimento che proietta sui bambini dell’altro) e in altri alla presenza di un genitore delegante che mette in atto comportamenti che gli suggeriscono l’esercizio di funzioni esclusive dell’ex coniuge. “Lo so che non sono suo padre, però non mi piace sentirmelo dire”: queste parole ben esprimono un possibile rischio. Se il ruolo non è definito in modo chiaro, il nuovo partner può sentirsi non riconosciuto, se non addirittura avulso dalla realtà familiare. La chiarezza permette invece di sviluppare nel tempo un ambiente sereno, caratterizzato da rapporti equilibrati e positivi, in cui i bambini possono vedere in lui un’importante figura di riferimento con cui creare rapporti di fiducia e vicinanza.

I FIGLI

I bambini faticano ad accettare la separazione di mamma e papà. Tendono a mettere alla prova gli adulti, a mettersi in mezzo e a sviluppare veri e propri rapporti di lealtà nei confronti dei propri genitori. Ne deriva un’oggettiva difficoltà ad accettare il nuovo partner, come a voler allontanare da sé la possibilità di stare bene in sua compagnia e, quindi, il rischio di “tradire” il genitore. Una chiara definizione dei ruoli all’interno del nucleo familiare ricostituito permette di rassicurare i figli sul fatto che la presenza di un altro adulto non solo non sottrarrà loro l’amore dei genitori, ma gli permetterà anche d’imparare a relazionarsi con una persona diversa che può comunque rappresentare un modello positivo, se non addirittura una risorsa.

L’EX CONIUGE

Di fronte a una nuova relazione l’ex coniuge può sentirsi minacciato dalla presenza, accanto ai suoi figli, di un soggetto terzo rispetto alla coppia genitoriale. Tranquillizzarlo sul fatto che nessuno intende sostituirlo nell’esercizio del suo ruolo favorisce la collaborazione con l’altro genitore e il nuovo partner nella cura e nell’educazione dei figli.

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Informazioni su Fabiana Micheluzzi

Psicologa psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale e mediatrice familiare, esperta in psicodiagnostica forense, criminologia, consulenza tecnica e perizia psicologica. Da anni impegnata nel sociale con soggetti a rischio di disagio, ho maturato competenze specifiche nell'accompagnamento dell'individuo, della coppia e della famiglia nei momenti critici della vita. Lavoro a Padova, dove mi occupo di sostegno psicologico e alla genitorialità, psicoterapia e mediazione familiare in fase di separazione e divorzio con un approccio orientato alla tutela di due diritti fondamentali: quello dell'adulto di continuare ad avere fiducia in se stesso e nei rapporti di coppia e quello del bambino di veder preservato il proprio legame con i genitori.