Le transizioni di ruolo

Le transizioni di ruolo

Capita talvolta che l’esistenza sia segnata da eventi che richiedono un cambiamento di ruolo: familiare, professionale o di status. In tutti questi casi si parla di “transizione”, ovvero del passaggio a un nuovo ciclo della vita.

Tra sfera personale e sociale tutti noi siamo costretti a molteplici ruoli a cui impariamo via via ad adattarci. Ciò avviene, per esempio, con la nascita di un figlio, un trasferimento, un cambiamento di lavoro, il pensionamento, un miglioramento o peggioramento delle condizioni economiche, ecc. La separazione da un coniuge è senza dubbio una delle situazioni più traumatiche. Se infatti alcune di queste transizioni avvengono in maniera graduale, per altre è necessario un adattamento molto rapido a ruoli nuovi e sconosciuti che non lascia sufficiente spazio per un’adeguata elaborazione dell’evento. Nell’affrontare cambiamenti (cercati o meno) che in qualche modo sono vissuti come una perdita, adattarsi è senz’altro complicato e il rischio di sofferenza emotiva molto alto. Naturalmente, in caso di separazione, la perdita legata al cambiamento di ruolo è evidente. È quindi normale aspettarsi un periodo di transizione che potrebbe dare luogo a una condizione di tristezza profonda, se non addirittura a dolorosi stati depressivi.

Vediamo da vicino cosa può accadere a livello emotivo e come prendersi la giusta cura di sé.

Quando insorge una depressione associata alle transizioni di ruolo, ciò avviene principalmente perché ci si sente incapaci di far fronte al cambiamento, la transizione è vissuta come una minaccia alla propria identità oppure come una sfida ardua da sostenere. Tali difficoltà sono quasi sempre accompagnate dall’indisponibilità di un’adeguata rete di supporto familiare e sociale, dal sopravvento delle emozioni connesse all’evento (rabbia, frustrazione, tristezza, paura, senso di colpa e/o perdita, ecc.) e da una ridotta autostima.

Per indagare se lo stato d’animo negativo o stato depressivo dipende effettivamente dall’evento sarà utile chiedersi com’è cambiata la propria vita, quali persone importanti ci si è lasciati alle spalle e chi le ha sostituite.

Dopodiché, da un punto di vista psicologico-pratico, occorrerà promuovere alcune azioni che permettano di affrontare la situazione al meglio, accelerando il percorso di crescita personale. Di seguito indichiamo quelle principali:

  • abbandonare il vecchio ruolo;
  • esprimere i sentimenti connessi all’evento. In un contesto terapeutico tale processo è sicuramente più accurato e contenuto, nel senso di “controllato” dal terapeuta, il quale farà attenzione a che l’espressione delle emozioni dolorose avvenga in maniera costruttiva, conducendo a un’elaborazione definitiva;
  • acquisire le competenze necessarie per gestire il nuovo ruolo;
  • avviare nuovi attaccamenti.

È bene infine ricordare che, anche quando un cambiamento è stato cercato, l’abbandono del vecchio ruolo può essere vissuto come una perdita, tanto da generare un processo di difficile distacco. Ciò avviene perché nel vecchio ruolo si può aver provato la soddisfazione di padroneggiare le competenze sociali richieste, sentendosi maggiormente a proprio agio rispetto all’incognita del futuro che sta per delinearsi.

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Informazioni su Valentina Marchetti

Psicologa psicoterapeuta a orientamento analitico-transazionale, esperta in psicologia giuridica. Sono CTU del Tribunale di Tivoli. Dopo l'iniziale formazione svolta presso i centri di salute mentale dell'ASL Roma A, contesto determinante per la maturazione di una solida esperienza clinica, il mio percorso di carriera si è sviluppato nel privato sociale attraverso collaborazioni con associazioni ed enti impegnati nell'organizzazione di servizi sociosanitari e professionali. Mi occupo di assistenza alle donne vittime di violenza e/o stalking, sostegno psicologico e alla genitorialità, psicoterapia individuale e di coppia e consulenza tecnica nell'ambito delle controversie familiari.