Due mamme, due papà

Due mamme, due papà

Nella società attuale, definita “liquida” per la sua capacità di trasformarsi e di non restare ingabbiata in schemi rigidi, sempre più dobbiamo sviluppare la capacità di pensare alla famiglia come luogo di cura e di affetti. È necessario riuscire a comprendere nuove forme familiari in cui il mentale e la scienza si sostituiscono alla biologia, superando la visione unica di famiglia legata alla generatività uomo-donna.

È indubbiamente un salto non facile che scardina concetti radicati molto profondamente dentro di noi e che spesso si scontra con ideologie, valori e credenze religiose per cui dire “genitori omosessuali” appare un ossimoro. Eppure anche in Italia, così come negli altri Paesi europei, quella delle famiglie omosessuali è una realtà numericamente significativa, sebbene spesso nascosta: secondo una ricerca condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, circa 100.000 minori crescono con almeno un genitore omosessuale. Si tratta di bambini nati da precedenti relazioni etero concluse con una separazione, generati nella stessa coppia omosessuale attraverso tecniche di procreazione assistita o nell’ambito di progetti di famiglia allargata che si realizzano quando due coppie omosessuali o una coppia omosessuale e una terza persona danno origine alla famiglia, esercitando una genitorialità comune e allargata. “Le forme di genitorialità e di relazionalità che caratterizzano tali famiglie possono essere alquanto ricche e complesse: qui le dimensioni della convivenza, procreazione e genitorialità si mescolano, dando luogo a inedite costellazioni familiari” (E. Ruspini, S. Luciani, Nuovi genitori, Carocci, Roma, 2010).

In particolare, due sono le perplessità più ampiamente sollevate dall’esistenza di famiglie con due mamme o due papà: la prima riguarda la possibilità per un omosessuale di essere un buon genitore, la seconda quella per un bambino di crescere sano e felice con una coppia di genitori dello stesso sesso.

A partire dagli anni ’70, prima negli Stati Uniti e poi in altri Paesi, sono state condotte numerose ricerche sui figli cresciuti all’interno di famiglie con genitori dello stesso sesso: in tutte queste ricerche è emerso in modo assolutamente omogeneo che i bambini che crescono con genitori omosessuali non presentano alcuna differenza da quelli cresciuti da genitori etero né dal punto di vista dello sviluppo sessuale e dello stabilirsi dell’identità di genere né da quello dell’adattamento sociale. Risultano bambini sereni, affettivamente “nutriti”, che trovano all’interno del nucleo familiare risposte adeguate ai loro bisogni materiali e affettivi. L’unica differenza riscontrata tra bimbi cresciuti con una madre e un padre e bimbi cresciuti in famiglie con due mamme o due papà è la discriminazione che questi ultimi spesso subiscono, basata sul pregiudizio (ancora molto forte) esistente nella nostra società. Questo elemento li avvicina, per qualità dei vissuti, ai figli degli immigrati, non ancora pienamente accettati. Non è tuttavia plausibile che questa osservazione possa sollevare elementi contrari alla genitorialità gay; al contrario, servirebbe un sano e incisivo intervento a livello sociale, a partire dalla scuola fino ad arrivare alla politica, teso a dare dignità e riconoscimento a tutte le forme familiari diverse da quella “tradizionale”.

Approfondendo la conoscenza di questi nuclei familiari con due mamme o due papà, che a volte potremmo considerare un qualcosa di “alieno”, completamente estraneo al nostro modo, scopriamo che, pur non producendo figli “imperfetti”, non sono famiglie perfette. Sono famiglie che affrontano gli stessi problemi delle altre: i genitori a volte litigano, i bambini si ammalano, i compiti scolastici possono diventare un problema, l’adolescenza è un momento critico… un po’ come in ogni famiglia.

I genitori omosessuali vanno considerati genitori, punto e basta. Sono genitori che, allo stesso modo degli altri, provano amore verso i loro figli e sperimentano dubbi, paure, speranze, contrasti. Anche se poi, a completamento, va detto che i figli nati nelle famiglie omosessuali sono figli sempre fortemente desiderati, giunti spesso dopo difficili percorsi di procreazione, frutto di scelte ragionate, mai venuti al mondo per sbaglio.

È vero che la maggior parte delle famiglie si formano ancora da un uomo e una donna che in modo “naturale” mettono al mondo i loro figli, ma esistono anche genitori che hanno problemi di fertilità e che per averne ricorrono alla scienza o all’adozione, esistono famiglie che scelgono di aprire i loro confini per accogliere bambini in affido, esistono genitori che per i più vari motivi allevano i loro figli da soli. Sono tutti insiemi di persone che condividono amore, cure, affetti, responsabilità e che per questo hanno tutto il diritto di definirsi famiglie, indipendentemente dal modo in cui si sono formate.

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Informazioni su Laura Cosulich

Psicologa psicoterapeuta a orientamento analitico e mediatrice familiare, perfezionata in criminologia. Da oltre vent'anni mi divido tra pratica clinica e formazione: da un lato la lunga esperienza presso i servizi di tutela minori nel cui contesto mi sono occupata (e tuttora mi occupo) di prevenzione del disagio minorile, presa in carico di famiglie problematiche, valutazioni psicodiagnostiche, progettazione e monitoraggio d'interventi a favore di minori affidati ai servizi sociali dal tribunale; dall'altro l'intensa attività didattica che spazia dalla partecipazione convegnistica alla conduzione di gruppi per genitori separati, fino alla docenza nel master di perfezionamento post-lauream in mediazione familiare, organizzato dall'Università degli Studi di Genova.