Divorzio e pensione di reversibilità

Divorzio e pensione di reversibilità

In caso di morte di un coniuge l’altro può godere di una prestazione economica detta “pensione di reversibilità”. Tale beneficio, introdotto negli anni ’80 per tutelare i coniugi superstiti privi di pensione propria o in possesso di redditi al di sotto della soglia di povertà, è garantito, a certe condizioni, anche a quelli divorziati.

Ecco le cose più importanti da sapere.

COS’È LA PENSIONE DI REVERSIBILITÀ

La pensione di reversibilità è la quota parte della pensione spettante al coniuge, in questo caso divorziato, al sopraggiungere della morte dell’altro.

QUANDO SPETTA

Secondo quanto disposto dalla legge n. 898 del 1 dicembre 1970 (cd. legge sul divorzio), al coniuge divorziato superstite spetta la pensione di reversibilità:

  • se al momento della morte del dante causa è già titolare di un assegno divorzile versato con cadenza periodica. Se questo non è mai stato riconosciuto, è stato riconosciuto e successivamente revocato oppure corrisposto in un’unica soluzione, il diritto non sussiste;
  • se non ha contratto seconde nozze (la convivenza non esclude di per sé il diritto);
  • se il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico è anteriore alla sentenza di divorzio.


COME SI CALCOLA

La pensione di reversibilità si ricava applicando all’assegno pensionistico percepito dal dante causa la percentuale del 60% (se il coniuge divorziato superstite non ha figli), dell’80% (se ne ha uno) o del 100% (se ne ha due o più). Fatta eccezione per i casi in cui il nucleo familiare comprende figli di minore età, studenti e/o inabili, in presenza di redditi del beneficiario la pensione di reversibilità è inoltre soggetta a riduzioni del 25%, 40% o 50% a seconda che gli stessi siano rispettivamente superiori a 3, 4 o 5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (=13 volte l’importo in vigore al 1 gennaio).

COSA ACCADE SE VI SONO PIÙ CONIUGI SUPERSTITI

Se il dante causa non si era risposato (e quindi anche in caso di convivenza successiva al divorzio), la pensione di reversibilità spetta al solo coniuge divorziato. In caso contrario, invece, la pensione di reversibilità spetta in parte al coniuge divorziato e in parte al coniuge in seconde nozze. La ripartizione delle quote è stabilita dal tribunale in base non solo alla durata dei rispettivi matrimoni, ma anche alle condizioni economiche e reddituali dei singoli superstiti.

QUALI SONO LE MODALITÀ DI RICHIESTA

Salvo il caso in cui risulti necessario rivolgersi all’autorità giudiziaria per la ripartizione delle quote, la pensione di reversibilità può essere richiesta direttamente, tramite patronato oppure per via telematica agli uffici dell’ente previdenziale di competenza.

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