Archivio mensile:settembre 2012

Comunione dei beni sì, no, forse…

Comunione dei beni sì, no, forse…

Da qualche anno le statistiche registrano una vera e propria fuga dalla comunione dei beni a favore del suo naturale opposto. Ma se la separazione dei beni (forse) meglio si concilia con il desiderio di indipendenza ed equa distribuzione dei compiti familiari che anima oggi molte coppie che si sposano, per quelle che hanno in mente una più tradizionale divisione dei ruoli la comunione è una possibilità da valutare con attenzione. Conoscerne le caratteristiche può quindi essere utile per chiarirsi le idee e fare la scelta giusta.

Vediamole insieme.

COS’È LA COMUNIONE DEI BENI

La comunione dei beni è il regime a cui sono sottoposti per legge i rapporti patrimoniali tra i coniugi in mancanza di diversa convenzione all’atto di celebrazione del matrimonio.

QUALI BENI COMPRENDE…

La comunione dei beni comprende:

  • gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, eccetto quelli relativi ai beni personali;
  • i frutti dei beni propri e i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;
  • le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio.

…E QUALI NO

La comunione dei beni non comprende:

  • i beni di cui il coniuge era proprietario prima del matrimonio o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento;
  • i beni acquisiti dopo il matrimonio per effetto di donazione o successione quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione;
  • i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge e i loro accessori;
  • i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge tranne quelli destinati alla conduzione di aziende facenti parte della comunione;
  • i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno, nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
  • i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o con il loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto.

COME FUNZIONA

Semplificando, il regime di comunione dei beni attribuisce ai coniugi uguali poteri di cogestione e uguali diritti sugli acquisti. Può considerarsi come un sistema di patrimonializzazione della famiglia in quanto i beni acquisiti in comunione non possono essere liberamente divisi dai coniugi e ciascuno di questi non può disporre della propria quota di beni comuni se non si verifica una causa di scioglimento della comunione. La patrimonializzazione della famiglia attraverso il regime di comunione dei beni si coglie anche nel fatto che delle obbligazioni contratte dai coniugi nell’interesse della famiglia o comunque contratte congiuntamente rispondono in primo luogo i beni della comunione (art. 186 c.c.) e, soltanto sussidiariamente, i beni patrimoniali di ciascuno dei coniugi (art. 190 c.c.).

QUANDO SI SCIOGLIE

Lo scioglimento della comunione dei beni avviene a seguito di:

  • accordo convenzionale di abbandono del regime con atto pubblico;
  • decreto di omologa o sentenza di separazione;
  • separazione giudiziale dei beni;
  • sentenza di divorzio;
  • dichiarazione di nullità matrimoniale;
  • fallimento di uno dei coniugi;
  • dichiarazione di morte o di assenza presunta;
  • morte di uno dei coniugi.