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Carovita, i 50enni separati a casa dei genitori

Affitto e alimenti costano: impossibile arrivare a fine mese

thumb14 Lug. 2008 - MILANO - Nei migliori dei casi tornano nella vecchia cameretta. Altrimenti sul divano, nel salotto dei genitori. Sono sempre di più i separati che scelgono di rientrare nella casa natale. Uno su quattro, secondo l'Associazione Matrimonialisti Italiani. Lo fanno per ragioni economiche. È uno degli effetti del carovita.
Gli alimenti da versare all'ex coniuge non consentono di arrivare a fine mese e così si sceglie di tornare a fare i figli. Di tornare da quei genitori anziani che stirano, cucinano ed aiutano i loro "bambini".

A chiedere ospitalità sono, nella maggior parte dei casi, uomini tra i 40 e i 55 anni. Sono operai ed impiegati con un reddito attorno ai 1.300 euro al mese. «Devono pagare un assegno all'ex moglie e non possono permettersi una casa da soli», spiega Eloisa Modica, avvocato matrimonialista. Non vorrebbero tornare dai genitori: «Prendono la situazione molto male». Anzi non vorrebbero proprio separarsi: «Di solito sono le donne a scegliere». Addirittura c'è chi evita una separazione anche per via dei costi. Si parla di un minimo di 1.500 euro per l'assistenza di un legale.

«Dopo un anno di convivenza con i genitori trovano una soluzione alternativa». Dal condividere una casa con altri uomini separati al monolocale in periferia. C'è chi si trova un secondo lavoro per riuscire a "scappare". Ma c'è anche chi non ha più nessuna intenzione di andarsene. Come un impiegato che da sette anni vive con la madre. Una situazione di comodo. «Contribuisce molto poco alle spese e si trova già tutto fatto». Ma questo fenomeno non è solo maschile. «Ci sono anche casi di donne che tornano dalla mamma», sottolinea l'avvocato Micaela Palma. Si tengono compagnia. «Succede perché i figli sono già grandi». Una tendenza in grande crescita (si parla di 500 mila "ragazzi di ritorno" in tutta Italia) e che rischia di avere dei risvolti negativi. Soprattutto sui genitori anziani. «I figli considerano la casa d'origine un albergo. E dopo un anno se ne vanno, lasciandoli di nuovo soli». Gian Ettore Gassani, presidente dell'Associazione Matrimonialisti Italiani, non usa mezzi termini per descrivere la situazione. «Si fanno ospitare da persone che sono già in crisi. Soprattutto a Milano dove il carovita costringe a drastiche decisioni». E tutti i genitori «si toglierebbero il pane di bocca per sfamare i figli». Con 500 euro al mese di pensione minima «di rinunce se ne fanno tante». E, per l'avvocato, «questi 50enni non fanno nulla in cambio». Anzi «li lasciano soli o con qualcuno che li accudisce».

Solitudine diversa è quella delle almeno 85 mila badanti di Milano i cui destini si incrociano con quelli di anziani che «si sentono molto spesso soli e abbandonati».
Per Francesca Zajczyk, sociologa dell'università Bicocca, «ci vorrebbe più cura. Milano ha un sistema di welfare accettabile, ma non c'è un progetto a 360 gradi». E, forse per rivivere una seconda giovinezza, si sposano. Proprio con le badanti. I matrimoni "misti" sono circa 150 all'anno. I figli non la prendono bene. Anzi c'è spesso una pioggia di ricorsi. O meglio, sempre per l'AMI, si rivolgono al tribunale «per un blocco dei beni. Hanno paura per la loro eredità e non sono veramente preoccupati per i genitori». Insomma, sono sempre gli stessi figli che chiedono, nel momento del bisogno, ospitalità sul divano.

(fonte: CORRIERE.IT - 14/07/2008)

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