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Soddisfare i capricci dei figli non “salva” i padri

Confermata la condanna: reclusione e multa

thumb10 Apr. 2007 - ROMA - Regalare ai figli telefonini, motorini, vestiti nuovi e macchine non salva dai guai giudiziari i padri separati, che risultano insolventi su tutto il resto. Lo sottolinea la sesta sezione penale della Cassazione, che ha confermato la condanna a 15 giorni di reclusione e a 100 euro di multa ad un padre di Prato, Rosario M., “reo” di aver fatto mancare i mezzi di sussistenza alla ex moglie Concordia e alle figlie Cristina, 27 anni, e Stefania, 23, non versando la somma di 1.000 euro al mese, oltre al 50% delle spese scolastiche e sanitarie.

Ravvisata quindi la violazione di quanto disposto, nel febbraio del 2003, dalla sentenza di separazione dei coniugi del Tribunale di Prato.

L'uomo, per ammissione delle stesse figlie, aveva regalato loro 7.000 euro per l'acquisto di una macchina ed aveva soddisfatto vari capricci, regalando loro telefonini, motorini e vestiti. Beni tutti “voluttuari”, registra piazza Cavour, che ha bocciato il ricorso del padre.

In pratica, come ricostruisce la sentenza n. 14203, Rosario M., che dopo la separazione dalla moglie Concordia si era rifatto un nuovo nucleo familiare, svolgeva lavori in nero e curava anche un'attività di mediatore, che gli consentivano di mantenere una Mercedes, «vettura notoriamente impegnativa da un punto di vista del mantenimento», rimarca la Cassazione. Soddisfaceva i capricci delle figlie ma aveva “costretto” lo zio a sborsare per le nipoti 25.000 euro per le spese scolastiche e sanitarie.

Rosario M. era stato condannato a 15 giorni di reclusione e a 100 euro di multa, concesse le attenuanti generiche, dalla Corte d'Appello di Firenze, nel febbraio del 2003. Inutilmente l'uomo si è difeso in Cassazione sostenendo che, comunque, aveva sempre fatto regali costosi alle figlie, come motorini, cellulari ed anche una macchina.

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del padre, sostenendo che si era limitato a corrispondere «somme del tutto insufficienti e marginali quali le contribuzioni di 150 euro» date direttamente ad una delle figlie, mentre «le spese per generi voluttuari - annota piazza Cavour, riferendosi a telefonini e ad altri capricci - non erano certamente idonee ad incidere, eliminandolo, lo stato di bisogno delle figlie». Rosario M. è stato inoltre condannato a sborsare 1.000 euro per avere fatto perdere tempo alla giustizia.

(fonte: ADNKRONOS - 10/04/2007)

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