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31 Lug. 2007 - MILANO - L’Italia è il Paese occidentale con la maggiore incidenza di nascite da madri over 40: 4,6% nel 2005, con punte del 7,2% in Sardegna e valori oltre il 6% in alcune grandi province come Bologna, Firenze, Genova e Roma. La tendenza a partorire negli "anta" è diffusa in tutto il mondo occidentale: negli ultimi 25 anni è cresciuta l’incidenza delle maternità oltre i 40 anni, in particolare negli Stati Uniti dove il dato è più che quadruplicato dal 1980 al 2003, da 23.000 a 101.000 (2,6% delle nascite).
L’Italia, però, è oggi il paese con l’incidenza maggiore di nascite da madri con più di 40 anni. Non solo: sempre più spesso quello avuto in età relativamente avanzata è il primo figlio (negli Stati Uniti nel 1980 il 9% dei nati da madri over 40 era primogenito, nel 2000 il 16%). Non sempre, tuttavia, ritardare la maternità è una buona scelta: «Ci sono limiti sociali e biologici al rinvio della maternità», ha spiegato Francesco Billari, demografo e direttore del Centro Dondena per la ricerca sulle dinamiche sociali dell’Università Bocconi in un paper («Approaching the limit: long-term trends in late and very late fertility») pubblicato dalla Population and Development Review.
Limiti. Nonostante l’introduzione di tecniche di riproduzione assistita sempre più sofisticate, infatti, i limiti persistono nel tempo. L’aspetto critico non è tanto l’incidenza delle nascite da madri over 40, che rimane bassa rispetto alle percentuali registrate nella prima metà del secolo scorso (la Svezia, oggi assestata al 2,9%, era oltre il 10% nel '900), ma il rinvio della prima maternità, che espone le donne ad un rischio crescente in maniera esponenziale di sterilità dopo i 35 anni. Un’approfondita rassegna della letteratura medica mostra che «non sembra essersi verificato uno spostamento dell’età della menopausa - si legge nella ricerca - che rifletta l’aumento della longevità» e che «l’età media delle donne all’ultimo parto, nelle popolazioni che non fanno uso di contraccezione, è piuttosto stabile, attorno ai 40-41 anni».
Carriera. Insomma, non sempre è senza rischi sacrificare la vita sentimentale e familiare per "fare carriera" e raggiungere "la sicurezza ed un buono standard di vita" prima di diventare madri. «Bisognerebbe prima realizzare - dicono gli autori della ricerca - quanto sia costosa ed esposta al fallimento la strada dell’inseminazione artificiale». Con le donne di 35 anni l’inseminazione artificiale ha esito negativo 60 volte su 100 e, a 40 anni o poco più, la percentuale di fallimenti passa addirittura all’85%.
Fecondazione assistita. La variabile di gran lunga più importante nella ricerca della maternità non è l’uso di tecniche di riproduzione assistita, ma l’età dei primi tentativi di avere un figlio. Su 100 donne che cercano un figlio a 30 anni, soltanto 6 rimangono senza figli, con altre 3 che raggiungono la maternità grazie alle tecniche di riproduzione assistita. Su 100 donne che cominciano i tentativi di rimanere incinta a 40 anni, invece, ben 36 rimangono senza e solo 7 riescono a diventare madri grazie alle tecniche di riproduzione assistita. «In definitiva, il continuo rinvio della prima maternità si rivela una delle cause principali della bassa fecondità del mondo occidentale - spiega Billari - e, nel breve periodo, gli sviluppi nella medicina, anche se potranno apportare miglioramenti marginali, non sembrano, da soli, in grado di invertire la tendenza».
(fonte: CORRIERE.IT - 31/07/2007)