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26 Giu. 2007 - ROMA - Crescono i divorzi e le separazioni in Italia. In 10 anni, dal 1995 al 2005, sono aumentati rispettivamente del 74 e del 57,3%.
Lo rivela l'ultima indagine dell'Istat sul tema. Nel 2005 l'Italia ha registrato infatti 82.291 separazioni (in leggera flessione rispetto al 2004 con un -1,1%) e 47.036 divorzi (4,3% in più rispetto all'anno precedente). Vale a dire che a fronte di 1.000 matrimoni celebrati durante l'anno, 272 coppie si sono separate e 151 hanno divorziato. Nel 1995 le cifre erano più basse: 158 separazioni e 80 divorzi.
Rapportando invece le rotture con la totalità delle coppie coniugate registrate all'anagrafe, quindi anche quelle già sposate nell'anno in esame, per il 2005 si ottengono 5,6 separazioni e 3,2 divorzi.
Nord e sud. I matrimoni “scoppiano” più al nord che al sud. Nel 2005 si contano 6,2 separazioni e 4 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate nel Settentrione contro 4,2 separazioni e 1,8 divorzi nel Mezzogiorno. La regione che detiene il record è la Liguria: 8 separazioni e 5,8 divorzi su 1.000 coppie di coniugi. Seguono la Valle d'Aosta (rispettivamente 7,6 e 5,6) e il Lazio (7,9 e 4). I valori più bassi, come negli anni precedenti, se li aggiudicano la Basilicata con 3 separazioni e 1,2 divorzi su 1.000 coppie coniugate, la Calabria (3 separazioni e 1,4 divorzi) e la Puglia (3,8 e 1,6). Se la separazione, secondo la legge italiana, è il presupposto vincolante per ottenere il divorzio, questo non significa che tutte le coppie separate decidano poi di divorziare: 4 coppie separate nel 1995 su 10 hanno deciso di non proseguire l'iter, senza che questo significhi, tuttavia, che siano tornate insieme.
Tempi. Nel 2005 il 47,5% dei divorzi ha rispettato i tempi minimi (3 anni tra la separazione e il divorzio), mentre nel 16,3% dei casi ci sono voluti 4 anni. La durata delle procedure è anche legata alla scelta di chiudere il rapporto in modo consensuale: una decisione presa dall'85,5% delle coppie che vogliono separarsi e dal 77,6% dei futuri divorziati. Evitare il rito giudiziale permette infatti di risparmiare tempo, soldi e litigi, ed è la strada che si preferisce soprattutto nel nord Italia. In caso di conflitto, l'82% delle separazioni viene concesso per intollerabilità della convivenza, il 14,6 con addebito al marito e il 3,5 alla moglie. Che di solito è la “dolce metà” più incline a chiedere la separazione, mentre gli uomini separati sono quelli che poi vogliono di più il divorzio.
Figli. Tra moglie marito, in più della metà dei casi, ci sono anche i figli: con meno di 18 anni nel 52,8% delle separazioni e nel 36,5% dei divorzi. Percentuali che aumentano se si considerano tutti i figli, anche quelli che hanno già raggiunto la maggiore età: nel 2005 il 70,5% delle separazioni e il 60,7 dei divorzi coinvolgevano figli avuti durante l'unione. In totale, nel 2005, 99.257 figli hanno visto i loro genitori separarsi e 44.848 divorziare. Per tutelare il più possibile i figli, si opta sempre più spesso per l'affidamento congiunto: nel 2000 era il risultato dell'8% delle separazioni e del 6,8% dei divorzi; nel 2005 le percentuali sono passate rispettivamente a 15,4 e 11,6%. Quando è solo un genitore ad ottenere l'affidamento, di solito si tratta della madre se i bambini hanno meno di 6 anni. Aumentano le possibilità per i padri, invece, con il crescere dell'età dei figli.
Età. L'età media dei coniugi nel momento in cui scelgono di separarsi è di 43 anni per i mariti e 40 per le mogli. Rispetto al 2000, sono diminuite le rotture tra gli under 30 (anche perché si è alzata l'età in cui ci si sposa) mentre sono aumentate quelle tra gli over 60. L'età media in cui il matrimonio entra in crisi e viene presa in considerazione la separazione è invece di 14 anni. Un quarto delle separazioni, tuttavia, riguarda unioni che durano da meno di 6 anni.
Sul versante degli alimenti, l'importo mensile del contributo economico a favore del coniuge risulta in media di 495,37 euro nelle separazioni e 472,87 euro nei divorzi. Cifre che sono influenzate dalla presenza di figli da mantenere.
In aumento, infine, la quota di coppie formate da marito e moglie con differente cittadinanza: nel 2000 si trattava del 5,9% delle separazioni concesse nell'anno, mentre nel 2005 sono salite al 9,2.
(fonte: REPUBBLICA.IT - 26/06/2007)