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Alimenti, dovuti anche ai figli maggiorenni

A stabilirlo la sentenza n. 12457/2007 della Cassazione

thumb16 Giu. 2007 - ROMA - Il figlio maggiorenne che abbandona gli studi a causa del trauma dovuto alla "separazione conflittuale" di mamma e papà e rimedia un lavoro non consono alle sue aspirazioni deve continuare ad essere mantenuto dai genitori.
Lo ha stabilito la sentenza n. 12457/2007 con cui la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un padre separato di Vercelli, Giancarlo B., che chiedeva di essere dispensato dal mantenimento della ex moglie e del figlio 23enne, Simone (al quale versava 70,00 euro al mese).

Motivo della richiesta, l'abbandono della scuola da parte del figlio ed il successivo impiego di quest'ultimo presso lo studio di un commercialista, con un guadagno di circa 500,00 euro al mese. La Corte ha stabilito per il padre l'obbligo di continuare a mantenere il figlio, anche se con una cifra esigua, perché «ha abbandonato gli studi in cui aveva mostrato difficoltà per il disagio prodottogli dalla separazione, assai conflittuale, dei genitori».

Inutilmente il padre si è rivolto alla Cassazione, chiedendo di essere sollevato dal mantenimento, anche alla luce del momento particolarmente critico della sua vicenda professionale che lo portava a percepire un reddito netto di 850,00 euro mensili. La prima sezione civile ha infatti respinto il ricorso di Giancarlo B., ricordando che «il figlio maggiorenne, tuttora dipendente non per sua colpa dai genitori, deve essere equiparato, ai fini del mantenimento, ad un figlio minore».

La legge impone il mantenimento dei figli fino a quando questi non abbiano raggiunto l'indipendenza economica. È possibile, però, non pagare gli alimenti nei casi in cui il figlio sia colpevole «di non essersi messo in condizione di conseguire un titolo di studio, di procurarsi un reddito mediante l'esercizio di un'idonea attività lavorativa o di avere ingiustificatamente rifiutato detta attività».

Una colpa che, in questo caso, secondo la Cassazione, non poteva essere attribuita al ragazzo, che aveva abbandonato l'università per il «forte disagio prodotto dalla separazione» dei genitori e rimediato un lavoro, che non gli dava da vivere.

(fonte: REPUBBLICA.IT - 16/06/2007)

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