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12 Apr. 2007 - PADOVA - In Italia sono circa 2 milioni e mezzo le donne separate, divorziate o che hanno rotto un’unione di fatto, che si sono risposate dopo il divorzio. Sono donne spesso intraprendenti, capaci di ricostruirsi una vita e di coltivare interessi e passioni, anche se, come denunciano i sessuologi, non sempre se la passano così bene come si potrebbe pensare. Non tutte, infatti, superano il trauma della separazione e finiscono per rifugiarsi in un rapporto “bulimico” nei confronti del sesso e del consumo televisivo.
Il ritratto emerge da uno studio condotto dall'associazione “Donne e qualità della vita”, presieduta dalla dottoressa Serenella Salomoni, su un campione di 1.000 donne separate, residenti in tutta Italia. Il 31,7% delle intervistate è composto da separate legalmente, le divorziate rappresentano il 30%, il 26,3% è separato non legalmente ed il 12% coniugato dopo il divorzio. Hanno un’età compresa fra i 30 ed i 50 anni e risiedono principalmente in Trentino Alto Adige (12,7%), Lazio (11,5%), Campania (11,3%), Friuli Venezia Giulia (11,2%) e Valle d'Aosta (11,2%), per una percentuale complessiva pari al 10,2% dei nuclei familiari del Belpaese.
La crisi della separazione è stata affrontata e superata in modo indolore da circa la metà di loro. Le altre se la passano un po’ meno bene: alcune non sono riuscite a digerire il boccone amaro (20%), mentre altre (17%) hanno colto l'occasione per dare una svolta radicale alla propria vita. Il 13%, invece, ha ammesso di essere caduto in depressione.
La ricetta delle donne che sono riuscite a liberarsi dei fantasmi di un rapporto ormai concluso vede al primo posto l’impegno sul lavoro (34% delle risposte), seguito dalle attenzioni dedicate ai figli ed agli altri familiari (22%), mentre il 17% sostiene di aver scoperto una nuova ragione di vita nel volontariato, nella politica o nell'arte. Il 15% ha intensificato la frequentazione delle amiche ed il 12%, infine, ha cancellato la delusione legata al fallimento del matrimonio con una nuova unione.
Certo è che la fine del matrimonio ha comportato per la maggior parte di loro un cambiamento delle abitudini di vita. Nella vita di queste donne spesso regna sovrana la televisione, di cui soprattutto nelle ore serali si fanno delle vere e proprie abbuffate. Il 62% delle intervistate la guarda in media per 4 ore al giorno, soprattutto di sera; il 29% dalle 2 alle 3 ore al giorno, mentre solo il 9% si trattiene davanti al piccolo schermo per un'ora o meno. «La bulimia di televisione - sostiene il professor Jannini, docente di sessuologia clinica presso l'Università degli Studi de L'Aquila - è propria di quel modello di donne, che vive una sorta di anoressia sessuale, conseguente al lutto della separazione, tendendo a deprimersi, ad isolarsi ed a rifuggire il contatto con gli uomini».
Non manca però chi reagisce in modo opposto, preferendo un approccio verso l'altro sesso senza alcun tipo di inibizione. Solo il 40% delle 1.000 intervistate ha una relazione stabile, mentre le altre preferiscono consumare incontri occasionali. Di queste, in particolare, il 20% si definisce addirittura “bulimico del sesso” ed il 22% frequenta discoteche e balere, anche fino all’alba. Addirittura una separata su tre ha più di quattro rapporti alla settimana. «Dopo la separazione - commenta Serenella Salomoni, presidente dell'associazione - le donne si sentono libere, per cui hanno voglia di ricominciare con altre persone e si danno da fare».
(fonte: TGCOM - 12/04/2007)