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16 Mar. 2007 - ROMA - Nessuna differenza di trattamento tra figli naturali e legittimi. Lo stabilisce in maniera definitiva il disegno di legge recante modifiche in materia di filiazione approvato oggi dal Consiglio dei Ministri. Il provvedimento, composto di tre articoli, si propone di eliminare definitivamente dall'ordinamento ogni traccia, anche lessicale, di ingiustificata difformità di trattamento tra i figli nati nel matrimonio e quelli nati fuori dal matrimonio. La parificazione di tutte le forme di filiazione trova fondamento nell'impianto costituzionale (art. 30).
Il ddl elimina anche le residue differenze legate ad una visione, ormai da tempo superata, di conservazione del patrimonio familiare, che si trovano nel regime delle successioni. Riforma anche l'istituto della parentela riconoscendo il legame di parentela tra il figlio riconosciuto nato al di fuori del matrimonio ed i parenti del genitore. Si prevede infine come “necessario e doveroso” l'ascolto del minore su tutte le questioni ed i procedimenti che lo riguardano.
«TUTTI I FIGLI SARANNO FINALMENTE UGUALI»
Lo ha detto il ministro per la famiglia, Rosy Bindi, presentando in una conferenza stampa il disegno di legge che introduce le modifiche in materia di filiazione. «Con la delega viene introdotto un unico stato di figlio, superando - ha spiegato il ministro - ogni traccia di discriminazione tra figli nati dentro e fuori il matrimonio». «Con questo provvedimento - ha aggiunto - diamo ai figli una famiglia perché fino ad oggi esisteva soltanto un rapporto di filiazione tra figlio naturale e genitore che lo ha riconosciuto, ma nessun rapporto con nonni, zii, fratelli e cugini».
Il ministro Bindi ha anche sottolineato che un'altra conseguenza importante del provvedimento riguarda il capitolo “successioni”. Anche il figlio nato fuori dal matrimonio avrà diritto di partecipare all'eredità. «Un altro aspetto non meno importante - ha detto ancora la Bindi - è l'interpretazione della parola potestà, che viene intesa nel senso di un'assunzione di responsabilità educativa dei genitori nei confronti dei figli». Il ministro ha ancora aggiunto che si tratta di una riforma “a costo zero”.
DICO: DAL CARDINAL MARTINI MESSAGGIO DI SERENITÀ E DIALOGO
Dal cardinal Martini arriva un messaggio di serenità ed invito al dialogo. Così il ministro per la famiglia, Rosy Bindi, al termine del Consiglio dei Ministri, ha commentato l'intervista dell'ex arcivescovo di Milano. «Credo che il cardinal Martini - ha detto il ministro - abbia ribadito le sue linee pastorali, e nel ribadirle credo che ci abbia dato anche un grande messaggio di serenità, almeno per chi ha esercitato in questi giorni una responsabilità come legislatore in questa materia così delicata».
«Io credo che il nostro disegno di legge sui Dico - ha proseguito la Bindi - sia un testo che riconosce e tutela i diritti delle persone, ma certamente non indebolisce la famiglia, che ha sicuramente bisogno di essere rafforzata. Mi auguro che i provvedimenti prossimi del Governo intensificheranno, con politiche concrete, la strada già intrapresa con la finanziaria. Credo che nella conferenza nazionale sulla famiglia di fine maggio potremmo fare un lavoro per un piano per le politiche della famiglia, grazie anche alla collaborazione delle associazioni che sono state già coinvolte nella preparazione». «Io credo - ha concluso il ministro - che il grande valore della famiglia si difenda con il dialogo, con il confronto, con la collaborazione tra la Chiesa e lo Stato».
(fonte: ANSA - 16/03/2007)