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27 Feb. 2009 - ROMA - Risparmiare un miliardo di euro all'anno, da poter riutilizzare almeno in parte nella giustizia, trasferendo le competenze in materia di divorzi, separazioni e volontaria giurisdizione ai notai. L'auspicio è che l'ambiente più tranquillo di uno studio notarile possa contribuire ad affrontare in minor tempo e con maggiore serenità le pratiche necessarie ad una coppia per 'sancire' l'interruzione del proprio rapporto sentimentale.
Un fenomeno, quello della separazione, che interessa circa 400 mila famiglie all'anno.
La proposta viene da un'indagine dell'Eurispes, resa nota oggi, che esamina costi economici e sociali di divorzi, separazioni e volontaria giurisdizione, che negli ultimi dieci anni hanno pesato sulle tasche dei cittadini e dello Stato qualcosa come 10 miliardi di euro. Secondo l'Eurispes «i notai potrebbero costituirsi come preistanza giudiziaria per gestire il contenzioso che si sviluppa da separazioni, processi e cause per volontaria giurisdizione. Il fatto che le separazioni con rito consensuale siano più del doppio di quelle con rito giudiziale induce a pensare che si tratti, nella maggioranza dei casi, di cause prive di elementi di elevata conflittualità, che potrebbero essere discusse e risolte senza ricorrere al tribunale».
Riduzione dei costi. Oltre ad una riduzione dei costi il passaggio ai notai delle competenze porterebbe, ad esempio, ad un decremento del 12,9% della domanda di giustizia civile espressa in termini di numero di procedimenti annualmente iscritti presso tutti gli uffici giudiziari. Per la cronaca il numero di procedimenti civili iscritti in materia è di 384.365, di quelli definiti 365.378 e dei pendenti 152.131.
Meno procedimenti. La riduzione del numero di procedimenti pendenti deriverebbe dal trasferimento di competenze in materia di volontaria giurisdizione (8,8% dei procedimenti iscritti, 8,7% dei definiti, 3% dei pendenti) ed in misura minore dal trasferimento di competenze in materia di separazione (2,6% dei procedimenti iscritti e definiti, 1,8% dei pendenti) e divorzio (1,5% dei procedimenti iscritti e definiti, 1,1% dei pendenti).
Il risparmio di un miliardo. Il trasferimento dagli uffici giudiziari ai notai potrebbe portare ad un risparmio di circa un miliardo di cui il 45% costituito dal minor budget allocato annualmente dallo Stato ed il 55% costituito dal minore esborso che viene sostenuto dai cittadini.
La domanda di giustizia civile. In soli sette anni, tra il 2001 ed il 2007, si è verificata una crescita costante del numero di procedimenti civili iscritti ogni anno in Italia, da 3,6 milioni nel 2001 a 4,3 milioni nel 2007 (+20,3%) con un tasso di crescita del 3,2% in media ogni anno e particolarmente elevato nel biennio 2002-2003 (+8,5%) e 2003-2004 (+6,9%).
L'offerta di giustizia civile. Sempre negli ultimi sette anni, si è registrato un miglioramento dell'offerta di giustizia civile costante ma sottodimensionato rispetto alla crescita della domanda con il risultato di portare il saldo tra domanda e offerta da positivo a negativo (numero di procedimenti definiti inferiore al numero di procedimenti iscritti).
Il saldo. Tra il 2001 ed il 2003 il saldo tra procedimenti civili definiti e procedimenti iscritti si è mantenuto in positivo, pur subendo delle variazioni annue piuttosto marcate, in particolare tra il 2001 ed il 2002 (da 75.000 a 234.000). Viceversa, dal 2004, il saldo è divenuto negativo con valori compresi tra i -124.000 procedimenti del 2005 ed i -243.000 del 2006.
Affidamento dei figli Oltre la metà dei divorzi (60,1%) che avvengono nel nostro Paese coinvolge anche i figli nati dall'unione dei due coniugi. Nel 2006 i bambini nati da matrimonio sono stati 46.586, di questi ben 29.759 hanno vissuto la separazione dei propri genitori.
(fonte: ANSA.IT - 27/02/2009)