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19 Feb. 2009 - TREVISO - Aveva riferito il contenuto di e-mail scambiate dalla moglie con un egiziano come prova nella causa di separazione, ma il giudice ha inflitto ad un trevigiano una sanzione di 500 euro, poi condonata, perché leggendole ha di fatto violato la segretezza della corrispondenza di un'altra persona. Il giudice ha inoltre disposto il pagamento da parte del marito di una somma quantificata in 5.000 euro a favore della consorte, costituitasi parte civile, a titolo di risarcimento per i danni subiti.
La vicenda, come riporta la stampa locale, è legata alla richiesta di separazione presentata dalla donna con la contestuale domanda di affidamento del figlio. L'uomo, però, davanti al giudice aveva parlato delle e-mail e la donna l'aveva querelato. Il legale del marito ha sostenuto che la donna avrebbe lasciato le e-mail nel pc del negozio senza particolari protezioni, permettendo così di fatto di poterle leggere. È probabile che l'uomo, che è stato invece assolto dall'accusa di aver rivelato pubblicamente i contenuti dei messaggi, ricorrerà in appello.
Per l'Associazione Matrimonialisti Italiani «la sentenza del tribunale di Treviso, che ha condannato un marito per aver rivelato nel corso del giudizio di separazione il contenuto di una e-mail della moglie, conferma il principio, costituzionalmente garantito, del diritto alla riservatezza». «Per la legge - rileva una nota - anche le e-mail e gli sms sono veri e propri mezzi di corrispondenza tra le persone che non possono essere violati in alcun modo al pari della posta ordinaria».
«All'Associazione Matrimonialisti Italiani risulta che nell'80% dei casi - spiega il presidente, l'avv. Gian Ettore Gassani - le infedeltà coniugali vengano scoperte attraverso il controllo della posta elettronica e del telefonino di chi le commette. In pratica per scoprire un'infedeltà coniugale occorre 'necessariamente' commettere un reato».
Il malcostume tutto italiano di curiosare nelle corrispondenze del partner è un fatto ormai generalizzato che coinvolge la stragrande maggioranza delle coppie. In passato la scoperta dell'infedeltà avveniva per caso o attraverso investigazioni private. Oggi basta conoscere una password per entrare nella vita dell'altro. La produzione di copia di e-mail contenenti la prova dell'infedeltà nel corso dei processi di separazione viene tuttavia tollerata dai giudici civili, salvo la possibilità di sporgere querela in sede penale in capo al coniuge danneggiato. L'AMI ritiene che il sacro diritto alla riservatezza non possa essere sacrificato in alcun modo dalla necessità di provare questioni private: i casi di infedeltà coniugale vanno scoperti con altri modi.
(fonte: ANSA.IT - 19/02/2009)