Separazione, i nuovi padri tra fragilità e ricerca del ruolo

Separazione, i nuovi padri tra fragilità e ricerca del ruolo

Da qualche decennio i padri sono alle prese con la costruzione di un nuovo ruolo genitoriale che non ha precedenti nella storia, ciò significa che non ci sono modelli di riferimento da assimilare. Già i padri della vecchia generazione, dunque i loro padri, rappresentano un modello obsoleto, ancora troppo vicino a quella figura genitoriale secondaria, meno presente nella cura dei figli, in ombra rispetto a un ruolo materno trionfante, senza dubbio considerato più idoneo. Ma le evoluzioni degli ultimi anni hanno messo in luce un radicale cambiamento nell’uomo, divenuto via via più presente come padre.

Le famiglie attuali, spesso costituite da genitori entrambi lavoratori, si suddividono i compiti che riguardano l’accudimento dei figli. Sempre più capaci di alternarsi, entrambi cambiano i pannolini, danno la pappa e leggono le favole della buonanotte ai loro bimbi. Un aggiustamento di ruoli più o meno complicato, a volte faticosamente costruito, altre volte subito, per far fronte alle necessità organizzative di oggi.

Di fatto ci sono padri più consapevoli e più presenti che sanno cogliere, rispetto a un tempo, l’opportunità che offre la relazione genitoriale. Padri che hanno instaurato rapporti affettivi forti con i propri figli, che desiderano esserci per partecipare alla loro crescita. Un importante cambiamento storico e culturale che ha trovato riscontro anche in ambito giuridico con l’introduzione della legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 (Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli), la quale ha voluto sancire l’importanza per questi ultimi di “mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

Ed è proprio quando si presenta la possibilità di una separazione tra i genitori che viene alla luce la fragilità di questi nuovi ruoli. Finché tutto accade all’interno delle mura domestiche, le madri delegano tranquillamente l’accudimento dei figli ad altri (padre, nonni e scuola) per gran parte della giornata. Una volta separate, invece, esigono maggior tempo in nome di una logica che da sempre gli attribuisce il ruolo di primaria figura di attaccamento dei figli e con cui tanti padri “colludono”, quasi a dire che la legge voluta come riconoscimento di una nuova genitorialità al maschile è in realtà troppo innovativa per tanti di loro. Questa è l’altra schiera di padri: quelli che non difendono i propri diritti e che in silenzio si privano, privando nel contempo i figli, di quell’esperienza di vicinanza scandita dal momento dell’addormentamento o del risveglio. Papà che, titubanti, incerti sugli spazi da rivendicare, dubbiosi sul fare di mamme che pretendono una presenza esclusiva in talune situazioni (come i compleanni degli amichetti, i gruppi di genitori su WhatsApp, ecc.) rimangono ai margini a osservare, “perché la mamma è la mamma”, “perché i figli chiamano la mamma, quando stanno male”.

Questo non è forse frutto di un retaggio culturale?

Un figlio che trascorre tanto tempo col padre chiama anche lui per farsi mettere il cerotto, ma i papà non l’hanno ancora capito, figli a loro volta di quello stesso stereotipo. Stereotipi che sembrano lontani sono ancora vivi nei nostri pensieri e sottendono ai nostri comportamenti, alle nostre scelte. I figli sono dei genitori, hanno bisogno di trovare la propria identità partendo da entrambe le radici, di costruire relazioni affettive importanti con l’uno e con l’altro, relazioni reali vissute nel quotidiano e non idealizzate a causa dell’assenza fisica. Sono talvolta i figli stessi che provano a svegliare i padri dal torpore, mettendo nel carrello della spesa il caffè d’orzo e le merendine per quella colazione che ancora non sono riusciti a strappare alla madre.

I vecchi schemi, più rigidi e indubbiamente più chiari, non sono ancora stati sostituiti da altri altrettanto definiti. La costruzione di nuovi modi di vivere la paternità è ancora lontana dall’essere ultimata e la separazione spesso ne evidenzia la fragilità.

Questo articolo è stato pubblicato in Tendenze e taggato come , , , , , , , il da

Informazioni su Loretta Acquaroli

Psicologa, psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale e mediatrice familiare. Mi occupo di separazione e divorzio a 360 gradi, orientando la mia attività in tre diverse direzioni: la terapia individuale, di coppia e familiare per la gestione delle situazioni conflittuali, la consulenza genitoriale per la valutazione delle difficoltà nel rapporto educativo con i figli o di particolari criticità nella famiglia ricomposta e la consulenza tecnica, materia per la quale sono CTU del Tribunale di Rimini. Da anni conduco inoltre percorsi di mediazione e gruppi per genitori in fase di separazione, separati o divorziati e nonni, lavoro a cui ho affiancato il doppio impegno di responsabile del servizio di mediazione familiare presso i Centri per le Famiglie di Cesena e Santarcangelo di Romagna e di presidente dell'Associazione Sempre Genitori di Riccione.