La separazione con gli occhi del padre

La separazione con gli occhi del padre

Sotto il profilo giuridico la separazione dei genitori implica, anche in caso di affidamento condiviso, che sia il padre a lasciare la casa in cui la famiglia ha vissuto finché il rapporto sentimentale con la propria partner ha retto. E che le cose stiano così, in tanti casi, per tanti padri, non è facile da accettare. Ma cosa comporta esattamente tale difficoltà? Come incide nella vita di tutti i giorni? Quali ripercussioni ha sullo stato d’animo del padre?

La fattispecie di cui qui si tratta è quella di padri che hanno partecipato attivamente alla vita dei figli, lasciandosi coinvolgere intimamente. Per questi uomini la perdita della quotidianità è fonte di lacerante sofferenza, una rinuncia dolorosa vissuta come ingiustizia profonda (talvolta tanto profonda da costituire un vero e proprio deterrente alla separazione, se non addirittura un motivo per riconciliarsi). Ma sia quelli che arrivano a separarsi, perché la relazione di coppia non funziona più, sia quelli che subiscono la decisione della partner sono uomini capaci di “mettersi in mezzo”, di non permettere che le madri facciano “il bello e il cattivo tempo”, ma anche di non abbandonare queste ultime al loro potere che possono faticare a gestire da sole. Sono uomini che sanno proteggere il loro territorio di relazione, che sanno dire alla madre “di questo mi occupo io” e ai figli “questo lo facciamo insieme, noi due”, aiutandoli a slegarsi gradualmente dal rapporto materno.

In tutti questi padri si avverte il travaglio interiore del cambiamento, della crescita, il coraggio e la spinta a superare lo stereotipo dei ruoli tradizionali, ad accogliere il proprio lato femminile e a renderlo una risorsa a vantaggio della relazione con i figli, si percepisce la forza con cui affermano la volontà di stare loro vicini e la fatica emotiva nel doversene allontanare. Questi uomini non hanno perso il loro ruolo di maschio, ma lo hanno integrato con attitudini come la cura, l’empatia, l’ascolto e la condivisione, tradizionalmente tipici dell’universo femminile-materno, ma assolutamente preziose per qualsiasi tipo di relazione con i bambini. E il risultato positivo di questo cambiamento è un maschile più ricco, più eterogeneo, più maschile nel senso stretto del termine, più capace di rispondere alle esigenze dei figli, proprio perché più adulto e più libero dalle influenze del mondo femminile-materno. Un buon padre, infatti, è colui che è capace d’inserirsi efficacemente nel rapporto madre-figli, che esercita un’attrazione non antagonista, ma distinta, diversa da quella della madre, e che sa offrire ai bambini una sana dinamica relazionale tra figure di sesso opposto.

Grande sofferenza quindi e – in certi casi – disperazione, ma anche l’importante consapevolezza che la separazione possa attivare e/o potenziare le proprie risorse, aprendo opportunità di vivere la relazione padre-figli in un modo nuovo, cioè all’insegna di una reciproca crescita capace di costruire un tessuto di esperienze condivise, ricche di complicità, intimità e confidenza.

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Informazioni su Irina Boscagli

Psicologa psicoterapeuta a orientamento fenomenologico-esistenziale, perfezionata in neuropsicologia clinica. Mi sono formata professionalmente in diversi ambiti, sviluppando competenze poliedriche che spaziano dalla gestione delle risorse umane alla comunicazione interpersonale, dal trattamento dello stress alla psico-oncologia. Grazie alla collaborazione con il "Punto di ascolto per coppie in crisi", ho inoltre maturato particolari expertise in materia di separazione e divorzio. Svolgo attività di consulenza psicologica e psicoterapia (individuale e di coppia) a Firenze e Prato con il modello pluralistico integrato, sintesi tra elementi di Gestalt, psicodinamici, di analisi transazionale, cognitivo-comportamentali, di terapia centrata sul cliente, appartenenti all'approccio biofunzionale corporeo e a quello sistemico-relazionale.